In breve
Tra il 1989 e il 1991, al CERN di Ginevra, il fisico informatico britannico Tim Berners-Lee inventa HTML, HTTP e gli indirizzi URL e costruisce il primo server e il primo browser del World Wide Web, rendendone pubblico il codice nell’agosto 1991. Il 30 aprile 1993 il CERN decide di rilasciare la tecnologia del web al mondo intero, senza brevetti né royalty: una scelta che, unita alla diffusione di browser grafici come Mosaic (1993) e Netscape (1994), trasforma in pochi anni una rete per fisici delle particelle nell’infrastruttura informativa globale che conosciamo oggi.
Contesto
Negli anni Ottanta il CERN, il laboratorio europeo di fisica delle particelle a cavallo del confine tra Svizzera e Francia, era già uno dei luoghi più internazionali del mondo: migliaia di ricercatori di decine di paesi vi transitavano per periodi limitati, portando ciascuno i propri computer, i propri formati di documento e i propri sistemi incompatibili tra loro. L’informazione tecnica, i manuali, le note interne e la documentazione dei progetti si accumulavano in formati diversi su macchine diverse, e trovare qualcosa scritto da un collega partito l’anno prima poteva essere quasi impossibile. Berners-Lee, arrivato al CERN come consulente esterno già nel 1980 e poi tornato in modo stabile nel 1984, aveva sperimentato personalmente questo problema con un piccolo programma chiamato Enquire, che collegava tra loro pagine di testo tramite rimandi. Nel marzo 1989 scrisse una nota interna, “Information Management: A Proposal”, in cui proponeva un sistema di ipertesto distribuito su rete per gestire la documentazione del laboratorio; il documento non ricevette grande attenzione immediata, tanto che il suo supervisore lo annotò a margine con un laconico “vague but exciting”. Nell’ottobre 1990, con il sostegno del collega belga Robert Cailliau, che lo aiutò a scrivere una versione più formale della proposta e a ottenere l’uso di un potente computer NeXT, il progetto ottenne il via libera per essere sviluppato. Il CERN non era un’azienda informatica: era però un ambiente con calcolatori avanzati, una cultura di condivisione scientifica e, soprattutto, un problema concreto da risolvere subito, dispersione dell’informazione tra reti e persone diverse, che per una organizzazione di ricerca fondamentalmente aperta rendeva naturale pensare a una soluzione altrettanto aperta.
Svolgimento
Tra la fine del 1990 e l’inizio del 1991 Berners-Lee, lavorando su una workstation NeXT, mise a punto in poche settimane i tre elementi che ancora oggi reggono il web: il linguaggio di marcatura HTML per scrivere pagine collegate tra loro, il protocollo HTTP per trasferirle in rete, e l’URL come indirizzo univoco per localizzare una risorsa. Sulla stessa macchina scrisse anche il primo server, chiamato semplicemente “httpd”, e il primo browser-editor, battezzato WorldWideWeb (poi rinominato Nexus per evitare confusione con il progetto stesso). Il 6 agosto 1991 Berners-Lee annunciò il progetto sul newsgroup Usenet alt.hypertext, rendendo disponibile via FTP il codice del browser e delle librerie di base: da quel momento chiunque avesse accesso a Internet poteva scaricare e usare gli strumenti del web, anche se restavano tecnologie di nicchia, note quasi solo agli ambienti di fisica e informatica di rete. Nel dicembre 1991 lo Stanford Linear Accelerator Center (SLAC), in California, installò il primo server web fuori dall’Europa, segno che l’interesse cominciava a diffondersi tra i laboratori scientifici collegati a Internet. Nel 1993 il numero di server web conosciuti nel mondo era ancora modesto, poche centinaia, e il web rappresentava una frazione minima del traffico complessivo della rete, molto meno di protocolli come Gopher o FTP. Il punto di svolta arrivò su due fronti quasi contemporanei. Il primo fu tecnico: nell’aprile 1993 il National Center for Supercomputing Applications (NCSA) dell’Università dell’Illinois, guidato da un gruppo di programmatori tra cui Marc Andreessen, rilasciò Mosaic, un browser gratuito con interfaccia grafica capace di mostrare immagini incorporate nel testo e disponibile per Windows, Macintosh e Unix: per la prima volta navigare il web non richiedeva conoscenze tecniche specialistiche. Il secondo fu giuridico: il 30 aprile 1993 la direzione del CERN firmò un documento che rinunciava a ogni diritto di proprietà intellettuale sul codice del web, sia in forma sorgente sia binaria, autorizzando chiunque a usarlo, copiarlo, modificarlo e ridistribuirlo senza pagare royalty. La decisione, sollecitata dallo stesso Berners-Lee e da Cailliau, arrivò anche sull’onda di un episodio che aveva allarmato la comunità di rete: pochi mesi prima l’Università del Minnesota aveva annunciato l’intenzione di applicare licenze a pagamento al protocollo concorrente Gopher, spingendo molti sviluppatori a diffidarne e a cercare un’alternativa senza vincoli. Con il web dichiarato libero da brevetti e royalty, la sua adozione accelerò rapidamente: nel 1994 Andreessen lasciò l’NCSA per fondare, insieme all’imprenditore Jim Clark, la Netscape Communications Corporation, che in ottobre pubblicò il browser commerciale Netscape Navigator; nello stesso anno Berners-Lee lasciò il CERN per il MIT, dove fondò il World Wide Web Consortium (W3C) con il compito di sovrintendere agli standard tecnici del web in modo aperto e condiviso.
Conseguenze
Nell’immediato, la combinazione di codice libero da royalty e browser grafici accessibili produsse una crescita quasi verticale: da poche centinaia di siti censiti nel 1993 si passò a decine di migliaia entro la metà del decennio, mentre aziende, università, redazioni giornalistiche e privati cittadini cominciarono a pubblicare pagine proprie. La “guerra dei browser” tra Netscape e, dal 1995, Internet Explorer di Microsoft ridefinì per anni il mercato del software, mentre la Borsa scoprì nella metà degli anni Novanta l’euforia delle società Internet che avrebbe portato, entro il 2000, alla bolla delle dot-com. Sul lungo periodo la scelta del CERN di non brevettare il web è considerata da molti storici della tecnologia lo spartiacque che ha permesso all’ipertesto distribuito di diventare uno standard universale invece che un prodotto proprietario di un’unica azienda: un web chiuso da licenze avrebbe probabilmente conosciuto una frammentazione simile a quella di altri protocolli commerciali dell’epoca. Su questa base aperta si sono poi costruiti motori di ricerca, commercio elettronico, social media, e, più tardi, applicazioni che il web reso pubblico nel 1991-93 non poteva prevedere, dagli smartphone connessi permanentemente alla rete fino ai sistemi di intelligenza artificiale addestrati sull’enorme massa di testo pubblicato online. Non tutte le conseguenze sono state positive: la concentrazione di traffico e pubblicità in poche grandi piattaforme, il divario digitale tra chi ha accesso alla rete e chi no, e le questioni di sorveglianza e disinformazione sono dibattiti diretti dell’eredità di quella infrastruttura aperta ma, di fatto, presto dominata da attori privati di dimensioni enormi.
Nel frattempo altrove
- 1966La rivoluzione verde — Asia meridionale
- 1979La rivoluzione iraniana — Medio Oriente
- 1994La fine dell'apartheid — Africa
- 1994Il genocidio ruandese — Africa
- 1997Crisi asiatica e Hong Kong — Asia orientale
- 2001L'11 settembre — Americhe
- 2015Le isole e il livello del mare — Oceania
Come lo sappiamo
Buona parte della documentazione primaria è conservata dallo stesso CERN, che ha digitalizzato e reso pubblici sia la nota originale del 1989 sia il documento del 30 aprile 1993 con cui rinunciava ai diritti sul codice del web, insieme al codice sorgente delle prime versioni del browser e del server. Il computer NeXT su cui Berners-Lee costruì il primo server, con l’etichetta scritta a mano “This machine is a server, do not power it down!!”, è conservato ed esposto come reperto storico. Le due ricostruzioni più citate della vicenda sono il memoir dello stesso Berners-Lee, “Weaving the Web” (1999), e lo studio storico di James Gillies e Robert Cailliau, “How the Web was Born” (2000), scritto da due persone che hanno vissuto i fatti dall’interno del CERN; Walter Isaacson, in “The Innovators” (2014), colloca invece la vicenda in una storia più ampia dell’informatica del Novecento. Resta oggetto di discussione quale sia il “compleanno” più corretto del web: alcuni indicano il marzo 1989 (la proposta scritta), altri la fine del 1990 (il primo server funzionante), altri ancora l’agosto 1991 (la disponibilità pubblica via FTP) o il 30 aprile 1993 (la rinuncia formale a brevetti e royalty), e il CERN stesso ha usato date diverse in occasioni celebrative differenti. È inoltre dibattuto quanto la crescita esplosiva del web vada attribuita alla sola apertura del codice e quanto invece alla comparsa quasi simultanea di Mosaic, senza il quale la tecnologia sarebbe forse rimasta per più tempo confinata agli ambienti tecnici; le due cause sono difficili da separare perché operarono nello stesso torno di mesi.
Approfondimenti
- Tim Berners-Lee (con Mark Fischetti), Weaving the Web (1999) — il racconto in prima persona dell’inventore del web, dalla proposta del 1989 alla fondazione del W3C.
- James Gillies e Robert Cailliau, How the Web was Born: The Story of the World Wide Web (2000) — la ricostruzione storica più dettagliata, scritta da due protagonisti interni al CERN.
- Walter Isaacson, The Innovators (2014) — colloca l’invenzione del web nella storia più ampia dei computer e di Internet.
- Tim Berners-Lee, Information Management: A Proposal (1989) — la nota originale presentata al CERN, fonte primaria del progetto.