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Atlante della storia umana

Alto medioevoNuovi centri

Il battesimo della Rus'

Kiev adotta il cristianesimo bizantino, orientando per sempre la cultura slava orientale

contestato

500 d.C.Alto medioevo1.000 d.C.

In breve

Nell’anno convenzionalmente indicato come 988, il principe Vladimir I di Kiev si fece battezzare e impose il cristianesimo di rito bizantino come religione del suo stato, la Rus’ di Kiev. La conversione seguì un accordo politico con l’imperatore bizantino Basilio II: in cambio di un contingente di guerrieri variaghi per soffocare una rivolta interna, Vladimir ottenne in moglie Anna, sorella dell’imperatore, una concessione dinastica che Bisanzio non aveva mai fatto a un sovrano considerato barbaro. Il racconto tradizionale di una libera scelta fra le fedi del mondo, tramandato dalla Cronaca degli anni passati più di un secolo dopo i fatti, è una costruzione letteraria successiva. La scelta orientò per un millennio la liturgia, l’alfabeto e l’appartenenza religiosa del mondo slavo orientale verso Costantinopoli piuttosto che verso Roma.

Contesto

Nel X secolo la Rus’ di Kiev era una formazione politica giovane, nata dalla fusione fra un’elite guerriera e mercantile di origine scandinava — i variaghi — e le popolazioni slave e finniche stanziate fra il Baltico e il mar Nero. Il suo asse vitale era la via fluviale “dai Variaghi ai Greci”: dal golfo di Finlandia, risalendo la Neva e il Volchov fino al lago Il’men’, si scendeva poi lungo il Dnepr fino al mar Nero e a Costantinopoli, che le fonti slave chiamavano Car’grad, la “città dell’imperatore”. Su quella rotta viaggiavano verso sud schiavi, pellicce, cera e miele, e risalivano verso nord monete d’argento e manufatti di lusso bizantini.

I contatti con Bisanzio non erano solo commerciali. Bande variaghe avevano attaccato Costantinopoli nell’860 — un raid ricordato anche dal patriarca Fozio in un’omelia — e ancora, secondo la Cronaca degli anni passati, nel 907 e nel 941, sotto i principi Oleg e Igor. Ogni scontro si chiudeva con un trattato commerciale: quello del 944, riportato per intero nella Cronaca, distingue già i mercanti Rus’ che giuravano sulle armi di Perun da quelli che giuravano come cristiani nella chiesa di Sant’Elia a Kiev, segno che una minoranza cristiana era presente in città almeno due generazioni prima di Vladimir. Sua nonna, la reggente Olga, si era fatta battezzare personalmente intorno al 957, forse a Costantinopoli, ma senza imporre la conversione allo stato. Suo padre Svjatoslav l’aveva rifiutata restando un guerriero pagano fino alla morte, e lo stesso Vladimir, salito al potere intorno al 980, aveva eretto a Kiev un santuario ufficiale agli dei slavi, con l’idolo di Perun al centro.

Svolgimento

Nel febbraio 987 il generale bizantino Bardas Foca si ribellò contro l’imperatore Basilio II, arrivando a minacciare Costantinopoli stessa. Basilio chiese a Vladimir un aiuto militare, e Vladimir pose una condizione senza precedenti: la mano di Anna, sorella dell’imperatore e “nata nella porpora”. Le principesse bizantine non venivano concesse a sovrani ritenuti barbari — pochi anni prima Bisanzio aveva rifiutato una richiesta analoga da parte dell’imperatore germanico Ottone II — ma Basilio, in difficoltà, accettò, ponendo a sua volta come condizione che Vladimir si facesse cristiano. Vladimir inviò a Costantinopoli circa seimila guerrieri variaghi, che risultarono decisivi nelle vittorie bizantine di Crisopoli e di Abido fra il 988 e il 989 e che diedero origine al corpo di mercenari poi noto come guardia variaga.

Ottenuto l’aiuto, Basilio tardò però a mandare la sorella. Vladimir rispose assediando e conquistando Chersoneso, la principale città bizantina in Crimea, secondo la ricostruzione più seguita nel 989: con la città in ostaggio, ottenne finalmente Anna, sposandola secondo il racconto più diffuso proprio a Chersoneso, dove si fece anche battezzare, e restituì poi la città come dono di nozze.

Tornato a Kiev, impose la conversione al proprio popolo. Fece abbattere l’idolo di Perun che lui stesso aveva innalzato pochi anni prima: secondo la Cronaca, il simulacro fu legato alla coda di un cavallo, trascinato fino al Dnepr e gettato nella corrente fra le percosse simboliche di dodici uomini. Ordinò poi che gli abitanti di Kiev scendessero in massa nel fiume per essere battezzati insieme, mentre sacerdoti bizantini recitavano le formule dalla riva. Fondò a Kiev una gerarchia ecclesiastica dipendente dal patriarcato di Costantinopoli e avviò la costruzione, completata nel 996, della chiesa della Decima (Desjatinnaja), la prima grande chiesa in muratura della Rus’.

Conseguenze

Nel breve periodo la conversione consolidò il potere di Vladimir: un’unica religione di stato sostituiva un pantheon locale poco più che tribale, e il legame dinastico con Bisanzio dava alla dinastia di Kiev un prestigio che nessun matrimonio con un sovrano vicino avrebbe potuto offrire. Nei decenni successivi le città della Rus’ si riempirono di chiese in muratura costruite da maestranze bizantine, come la cattedrale di Santa Sofia a Kiev, eretta sotto il figlio di Vladimir, Jaroslav, a imitazione diretta dell’omonima chiesa costantinopolitana.

Nel lungo periodo la scelta ebbe due effetti che restano visibili ancora oggi. Il primo è linguistico: la liturgia fu celebrata non in greco ma in slavo ecclesiastico, con l’alfabeto cirillico messo a punto un secolo prima per i discepoli di Cirillo e Metodio in Bulgaria e Moravia. Una liturgia comprensibile, in una lingua che si poteva anche scrivere, permise una diffusione della scrittura e dell’alfabetizzazione ecclesiastica molto più rapida di quanto sarebbe avvenuto imponendo il latino. Il secondo effetto è geopolitico e religioso: la Rus’ entrò nell’orbita di Costantinopoli e non in quella di Roma, pochi decenni prima dello scisma del 1054 fra le due chiese. Da quella scelta discende, attraverso Mosca e non attraverso nessun’altra capitale, l’appartenenza della Russia, dell’Ucraina e della Bielorussia al mondo ortodosso: un confine religioso e culturale che attraversa ancora oggi l’Europa orientale.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La fonte principale è la Cronaca degli anni passati (Povest’ vremennykh let), compilata a Kiev nei primi decenni del XII secolo, oltre un secolo dopo gli eventi del 988, e tramandata in redazioni successive come il Codice di Laurenzio, su cui si basa la traduzione inglese di Cross e Sherbowitz-Wetzor. È un testo di intento apertamente edificante, scritto da monaci per raccontare la storia della Rus’ come storia della sua salvezza cristiana, e la sua cronologia dei primi secoli è ricostruita e in più punti incoerente: gli anni indicati per gli eventi del IX e X secolo vanno letti come una struttura convenzionale, non come un calendario verificato evento per evento.

Il racconto più celebre della Cronaca, quello degli ambasciatori inviati da Vladimir presso musulmani del Volga, ebrei cazari, cristiani latini e cristiani greci per “provare” ciascuna fede prima di scegliere quella bizantina per la bellezza della liturgia di Santa Sofia, è un topos letterario diffuso in più tradizioni medievali per raccontare la conversione di un sovrano: non va letto come testimonianza di eventi realmente accaduti in quei termini, ma come una spiegazione teologica costruita a posteriori per un fatto le cui vere ragioni erano militari e dinastiche. La sequenza politica reale — trattativa matrimoniale, aiuto militare, assedio di Chersoneso — è ricostruita soprattutto da fonti bizantine e arabo-cristiane esterne, in primo luogo la cronaca di Yahya di Antiochia, che permettono di correggere e discutere la cronologia della Cronaca stessa. Anche qui la storiografia è divisa: alcuni studiosi collocano il battesimo di Vladimir a Kiev già all’inizio del 988 e la caduta di Chersoneso solo nel 989, come conferma della fedeltà agli accordi già presa; altri, seguendo il racconto più diffuso, ritengono che Vladimir si sia battezzato solo dopo aver conquistato Chersoneso, nel 989, e che il 988 usato in questa scheda per convenzione indichi in realtà l’anno dell’accordo iniziale con Basilio II più che quello del battesimo stesso.

Sul piano materiale, gli scavi di Chersoneso — l’area archeologica alla periferia dell’odierna Sebastopoli, in Crimea — e i resti della chiesa della Decima a Kiev, distrutta nel 1240 durante l’invasione mongola e nota solo dalle sue fondazioni, confermano il quadro generale ma non risolvono i dettagli più minuti, a partire dal luogo esatto in cui Vladimir fu battezzato.

Approfondimenti

  • Simon Franklin e Jonathan Shepard, The Emergence of Rus 750-1200 (1996) — la ricostruzione più solida in inglese della prima storia della Rus’, con una lettura equilibrata dei rapporti fra Kiev e Bisanzio.
  • Dimitri Obolensky, The Byzantine Commonwealth: Eastern Europe, 500-1453 (1971) — inquadra la conversione della Rus’ dentro il sistema di relazioni culturali e religiose che Bisanzio costruì con i suoi vicini slavi, oltre il singolo evento del 988.
  • Cronaca degli anni passati (Povest’ vremennykh let), tradotta come The Russian Primary Chronicle: Laurentian Text da Samuel H. Cross e Olgerd P. Sherbowitz-Wetzor (1953) — la fonte primaria, da leggere sapendo che è un testo agiografico scritto da monaci un secolo dopo i fatti che racconta.

Riferimenti

  • Samuel H. Cross e Olgerd P. Sherbowitz-Wetzor (trad.), The Russian Primary Chronicle: Laurentian Text, 1953, Medieval Academy of America
  • Simon Franklin e Jonathan Shepard, The Emergence of Rus 750-1200, 1996, Longman
  • Dimitri Obolensky, The Byzantine Commonwealth: Eastern Europe, 500-1453, 1971, Praeger

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