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Atlante della storia umana

Alto medioevoDopo Roma

Giustiniano

Il diritto romano viene raccolto e ordinato:

esatto

500 d.C.Alto medioevo1.000 d.C.

In breve

Giustiniano I regnò a Costantinopoli dal 527 al 565 come imperatore d’Oriente. Affidò al giurista Triboniano il compito di raccogliere e ordinare secoli di diritto romano in una compilazione unica, il Corpus iuris civilis, che riscoperta in Occidente a partire dall’XI secolo sarebbe diventata la base degli studi giuridici europei. Nello stesso regno tentò di riconquistare l’Occidente romano perduto, represse nel sangue una rivolta popolare a Costantinopoli, fece costruire Santa Sofia e subì, dal 541, una pandemia di peste che colpì duramente l’economia e la demografia dell’impero. Il suo è il regno in cui l’impero d’Oriente prova, per l’ultima volta su questa scala, a farsi carico di tutto il Mediterraneo.

Contesto

Nel 527, quando Giustiniano succedette allo zio Giustino I, l’impero romano d’Occidente non esisteva più da mezzo secolo: l’ultimo imperatore d’Occidente era stato deposto nel 476, e l’Italia, la Gallia, la Spagna e l’Africa settentrionale erano governate da regni germanici — ostrogoti, visigoti, franchi, vandali — che in vari gradi mantenevano istituzioni e diritto romani. Costantinopoli restava invece la capitale di uno stato continuo, con un apparato fiscale funzionante, un esercito professionale e un diritto romano vivo ma disordinato: secoli di editti imperiali e di pareri di giuristi, spesso in contraddizione fra loro, si erano accumulati senza mai essere raccolti in un corpo coerente. Un giudice doveva orientarsi fra testi sparsi e in parte introvabili.

Giustiniano era nato in una famiglia di contadini della regione di Naisso, nei Balcani, ed era arrivato al potere attraverso lo zio, un ufficiale di guardia diventato imperatore. Sposò Teodora, di origini umilissime — le fonti ostili la dicono ex attrice e cortigiana — che divenne una figura politica di primo piano nel suo regno. Ambizione dinastica, apparato burocratico ancora efficiente e memoria viva di un impero unito sono il terreno su cui presero forma sia il progetto giuridico sia quello di riconquista militare.

Svolgimento

Nel febbraio 528 Giustiniano nominò una commissione di dieci giuristi, guidata da Triboniano, con l’incarico di raccogliere le costituzioni imperiali in vigore in un codice unico: il Codex Iustinianus, pubblicato nell’aprile 529. Fu solo il primo passo. Nel dicembre 530 una nuova commissione, sempre diretta da Triboniano, ricevette il compito più ambizioso: spogliare l’intera letteratura giuridica romana classica, circa duemila opere per un totale stimato in tre milioni di righe, estrarne i passi ancora validi, eliminare le contraddizioni e organizzare il risultato per materia. Il Digesto (o Pandette) fu completato in circa tre anni, nel dicembre 533, un tempo che gli stessi compilatori definirono record per un’opera di quella mole. Nello stesso periodo uscirono le Institutiones, manuale introduttivo per gli studenti di diritto, e negli anni successivi le Novellae, la raccolta delle nuove leggi di Giustiniano: le quattro parti insieme costituiscono quello che più tardi sarebbe stato chiamato Corpus iuris civilis.

Il 532 fu l’anno della crisi più grave del regno. A gennaio, durante le corse dei carri nell’ippodromo di Costantinopoli, le fazioni rivali dei Verdi e degli Azzurri, già in tensione con l’amministrazione fiscale, si unirono in una rivolta che prese il nome dal grido di battaglia, “Nika” (“vinci”). Per giorni la folla incendiò parti della città, incluse la basilica di Santa Sofia allora esistente, e proclamò un imperatore alternativo. Giustiniano, secondo il racconto di Procopio, era pronto a fuggire; fu Teodora, sempre secondo quel racconto, a convincerlo a restare, dichiarando che la porpora imperiale era un buon sudario. Le truppe fedeli, comandate dai generali Belisario e Mundo, chiusero i rivoltosi nell’ippodromo e li massacrarono: le fonti antiche parlano di decine di migliaia di morti, cifra non verificabile con precisione ma che segnala una repressione di scala eccezionale. Sulle rovine della vecchia basilica, Giustiniano fece costruire una nuova Santa Sofia, completata in tempi rapidissimi — meno di sei anni, fra il 532 e il 537 — con una cupola che restò la più grande cupola coperta del mondo per quasi mille anni.

Consolidato il potere in patria, Giustiniano avviò il progetto di riconquista dell’Occidente romano, la restauratio imperii. Nel 533 il generale Belisario sbarcò in Africa settentrionale e in pochi mesi abbatté il regno vandalo. L’anno dopo passò in Sicilia e nel 535 aprì la guerra gotica contro il regno ostrogoto d’Italia: una campagna prevista breve che invece durò, con fasi alterne, quasi vent’anni, fino al 554, devastando la penisola con assedi, carestie e spopolamento di città come Roma stessa, presa e ripresa più volte. Solo l’intervento del generale Narsete, negli anni Cinquanta, portò alla sconfitta definitiva degli ostrogoti. Nello stesso periodo forze bizantine occuparono anche una fascia costiera della Spagna visigota. Il costo di queste campagne, in uomini e soprattutto in oro, si rivelò nel lungo periodo insostenibile: l’impero aveva riconquistato territori che non riusciva più a difendere né a finanziare stabilmente.

A questo si aggiunse, dal 541, la peste: comparsa nel porto di Pelusio in Egitto, si diffuse rapidamente a Costantinopoli e poi in tutto il Mediterraneo, in quella che è considerata la prima ondata ben documentata di peste bubbonica su scala pandemica. Procopio racconta che nella capitale morissero fino a diverse migliaia di persone al giorno nei momenti di picco, al punto che i cadaveri non trovavano più sepoltura. Giustiniano stesso, secondo le fonti, si ammalò e sopravvisse.

Conseguenze

Nel breve periodo, il Corpus iuris civilis servì a Giustiniano stesso: un diritto unificato rafforzava l’autorità imperiale, e le Institutiones formarono generazioni di funzionari e giudici. Nel lungo periodo il suo effetto fu però soprattutto occidentale e differito: dopo secoli in cui il Digesto era rimasto pressoché ignorato in Europa, la sua riscoperta a Bologna a partire dall’XI secolo diede origine allo studio sistematico del diritto romano nelle università medievali, e attraverso quella tradizione il Corpus divenne la base concettuale del diritto civile europeo, un’eredità che arriva fino ai codici moderni.

La riconquista militare ebbe un esito opposto: l’Italia uscì dalla guerra gotica prostrata, e pochi anni dopo la morte di Giustiniano i Longobardi ne occuparono buona parte, vanificando lo sforzo bellico. L’Africa e parte della Spagna restarono bizantine solo per qualche generazione. Il tesoro imperiale, già gravato dalle campagne militari, fu ulteriormente eroso dal calo delle entrate fiscali dovuto alla peste, che ridusse la popolazione attiva e con essa la base imponibile: i successori di Giustiniano ereditarono un impero più esteso ma finanziariamente più fragile.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La fonte principale sul regno resta Procopio di Cesarea, segretario di Belisario e testimone diretto di gran parte degli eventi. Procopio scrisse però due corpi di opere che si contraddicono radicalmente. Da un lato Sulle guerre e Sugli edifici, testi celebrativi e in larga parte ufficiali, che presentano Giustiniano come un sovrano instancabile e Santa Sofia come un miracolo di ingegno. Dall’altro gli Aneddoti, noti anche come Storia segreta, un pamphlet rimasto sconosciuto — nascosto o comunque non diffuso — fino alla riscoperta secoli dopo, in cui lo stesso autore descrive Giustiniano come un demonio in forma umana e Teodora come una donna di costumi scandalosi, capricciosa e crudele. Che un unico storico antico abbia lasciato due ritratti così opposti dello stesso sovrano, uno per la pubblicazione e uno segreto, è un caso più unico che raro nella storiografia antica, e rende quasi impossibile isolare un giudizio equilibrato sul suo carattere reale: ogni ricostruzione deve scegliere quanto credere a ciascuna delle due voci dello stesso testimone.

Sulla scala della peste del 541 la ricerca recente ha aperto un dibattito impensabile fino a pochi anni fa. Le stime tradizionali, basate sulle cifre di mortalità di Procopio e di altre fonti letterarie, parlavano di un impatto demografico paragonabile a quello della peste nera del Trecento, con la popolazione dell’impero ridotta anche di un terzo. Analisi più recenti, che incrociano dati archeologici (pollini, insediamenti, monetazione) e genetici (DNA antico da sepolture), hanno portato alcuni studiosi a ridimensionare quella scala, sostenendo che le fonti letterarie esagerino la mortalità per ragioni retoriche e che gli effetti economici di lungo periodo siano meno netti di quanto si pensasse. La questione resta aperta: non c’è ancora un numero su cui la ricerca converga.

Approfondimenti

  • John Moorhead, Justinian (1994) — biografia politica equilibrata, buon punto di partenza per la riconquista militare.
  • Peter Sarris, Empires of Faith (2011) — inquadra Giustiniano dentro la crisi di lungo periodo del Mediterraneo tardoantico, peste compresa.
  • Procopio di Cesarea, Storia segreta — il testo per capire di cosa si discute quando si parla del “vero” Giustiniano: va preso come pamphlet ostile, non come cronaca neutra.

Riferimenti

  • Procopio di Cesarea, Historia Arcana
  • John Moorhead, Justinian, 1994, Longman
  • Peter Sarris, Empires of Faith: The Fall of Rome to the Rise of Islam, 500-700, 2011, Oxford University Press

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