In breve
Nel 618, dal collasso della dinastia Sui, nacque a Chang’an la dinastia Tang, fondata da Li Yuan, poi imperatore Gaozu. Sotto i Tang la capitale divenne una delle maggiori concentrazioni urbane del pianeta, pianificata a griglia e percorsa da mercanti sogdiani, monaci buddhisti, cristiani nestoriani, zoroastriani e manichei. Maturò in questi anni il sistema degli esami imperiali, pensato per selezionare i funzionari sul merito letterario più che sul solo lignaggio, e circolò una moneta di rame standardizzata in tutto l’impero. Questa voce racconta la fondazione, non l’intera dinastia, che sarebbe durata fino al 907.
Contesto
Alla fine del VI secolo la dinastia Sui aveva riunificato la Cina dopo quasi quattro secoli di frammentazione seguiti al crollo degli Han, un’impresa paragonabile per portata a quella che in Europa occidentale nessun regno post-romano riuscì a replicare. I Sui costruirono il Gran Canale, un sistema di vie d’acqua che collegava il bacino dello Yangtze a quello del fiume Giallo e permetteva di spostare il riso del sud verso le pianure settentrionali senza dipendere dalle strade di terra. Costruirono anche fortificazioni contro gli Tujue, i turchi delle steppe, e lanciarono tre campagne militari contro il regno coreano di Goguryeo fra il 612 e il 614, tutte fallite con perdite enormi.
Il costo umano di queste opere fu il punto di rottura. Le corvée per scavare il canale e le leve per le campagne coreane svuotarono i villaggi di manodopera in un momento in cui i raccolti non potevano più compensare l’assenza dei contadini nei campi. Dal 611 scoppiarono rivolte in più province, e l’apparato Sui, che pure aveva funzionato per riunificare l’impero, non aveva la legittimità né le riserve per reggere una crisi combinata di fiscalità, carestia e diserzione militare.
Li Yuan, duca di Tang e comandante di guarnigione a Taiyuan, apparteneva a un’aristocrazia militare mista sino-turca dello Shanxi, la stessa area sociale da cui erano usciti gli stessi imperatori Sui: la transizione Sui-Tang fu, in questo senso, un ricambio interno a un ceto dirigente più che l’irruzione di un gruppo estraneo.
Svolgimento
Nel 617 Li Yuan marciò dallo Shanxi verso Chang’an alla testa delle proprie truppe, mentre l’imperatore Sui Yangdi, ormai screditato dalle sconfitte coreane, si trovava lontano dalla capitale, nel sud dell’impero. Li Yuan occupò Chang’an e vi insediò come sovrano nominale un nipote di Yangdi, mantenendo per sé il controllo effettivo. Nel 618 Yangdi fu assassinato da suoi stessi ufficiali a Jiangdu; Li Yuan depose allora il fantoccio imperiale e si proclamò imperatore, assumendo il nome di regno di Gaozu e fondando la dinastia Tang, dal nome del suo ducato.
La proclamazione non pose fine ai conflitti: per alcuni anni il nuovo potere dovette sottomettere signori della guerra rivali sparsi per l’impero, un processo di consolidamento militare che si concluse solo verso il 624. Un momento cruciale fu la battaglia di Hulao nel 621, in cui il figlio di Gaozu, Li Shimin, sconfisse due dei contendenti più pericolosi, Dou Jiande e Wang Shichong, aprendo la strada al controllo Tang sulla Cina centrale; Li Shimin sarebbe diventato lui stesso imperatore nel 626, con il nome di Taizong, ma quella vicenda appartiene già alla fase successiva della dinastia.
Sotto Gaozu, Chang’an fu ricostruita sull’impianto urbanistico ereditato dai Sui: una griglia rettangolare di grandi viali che divideva la città in fang, quartieri residenziali murati e chiusi da cancelli la notte, con due mercati regolamentati agli orari e ai prezzi controllati dall’amministrazione. Le stime per l’area metropolitana indicano una popolazione vicina al milione di abitanti nel corso del secolo successivo, che ne fece la maggiore concentrazione urbana del mondo per l’epoca: un confronto diretto, non un giudizio di valore, con l’Europa occidentale del medesimo periodo, dove nessun insediamento post-romano si avvicinava a quelle dimensioni e il potere politico restava frammentato in una pluralità di regni.
Per amministrare un territorio così vasto, i Tang ripresero e ampliarono un meccanismo già abbozzato sotto i Sui: gli esami imperiali, concorsi scritti su testi classici e composizione letteraria che permettevano, in teoria, a chiunque avesse ricevuto un’istruzione adeguata di entrare nella burocrazia statale indipendentemente dalla nascita. Nella pratica dei primi decenni Tang restavano vincoli pesanti di censo — solo chi poteva permettersi anni di studio arrivava a sostenerli — e le raccomandazioni di famiglia continuavano a contare, ma il principio della selezione per merito letterario, distinto dal lignaggio, si consolidò come criterio dichiarato dello stato, con effetti che si sarebbero visti pienamente solo nei secoli seguenti.
Sul piano economico, i Tang standardizzarono la coniazione di monete di rame a foro quadrato, il kaiyuan tongbao, emesse in quantità e con un peso di riferimento uniforme in tutto l’impero: una moneta seriale, riconoscibile e fiduciaria, che semplificava gli scambi su lunghe distanze rispetto ai sistemi locali precedenti. Lungo le rotte che da Chang’an risalivano verso l’Asia centrale, i mercanti sogdiani — originari delle città-oasi intorno a Samarcanda e Bukhara — gestivano gran parte del traffico carovaniero: agivano da intermediari fra la Cina, il mondo turco delle steppe e l’Iran sasanide, e le loro comunità residenti a Chang’an portarono con sé anche pratiche religiose diverse. Monaci buddhisti, cristiani nestoriani, zoroastriani e manichei convivevano nei quartieri della capitale, in un cosmopolitismo che era conseguenza diretta di quelle rotte commerciali, non un tratto decorativo della città.
Conseguenze
A breve termine la fondazione Tang ripristinò un’autorità centrale stabile dopo un decennio di rivolte, e permise di continuare a usare le infrastrutture Sui — il Gran Canale in primo luogo — senza pagarne più il costo politico immediato dei fondatori. La dinastia ereditò così i benefici di un’impresa che aveva screditato chi l’aveva realizzata.
A lungo termine, il sistema degli esami, perfezionato nei secoli successivi, avrebbe fornito alla Cina imperiale un canale di reclutamento burocratico durato, con interruzioni, fino al 1905, ben oltre la fine della stessa dinastia Tang nel 907. Il cosmopolitismo di Chang’an favorì la circolazione di tecniche, testi religiosi e stili artistici che avrebbero segnato le corti vicine, dal Giappone alla Corea. E nell’VIII secolo sarebbe fiorita la grande stagione della poesia Tang, con autori come Li Bai e Du Fu: un frutto tardo di condizioni — stabilità amministrativa, esami che premiavano la composizione in versi, una capitale ricca di scambi — poste proprio in questi anni di fondazione.
Nel frattempo altrove
- 300 d.C.Verso il Pacifico orientale — Oceania
- 499 d.C.Aryabhata — Asia meridionale
- 527 d.C.Giustiniano — Europa
- 622 d.C.L'Egira — Medio Oriente
- 634 d.C.L'espansione islamica — Medio Oriente
- 700 d.C.Tiwanaku e Wari — Americhe
- 800 d.C.Le città swahili — Africa
Come lo sappiamo
Le fonti testuali principali sulla fondazione Tang sono due storie dinastiche ufficiali, entrambe compilate generazioni dopo i fatti: il Jiu Tang Shu (Vecchio Libro dei Tang), completato nel 945 sotto la dinastia dei Jin Posteriori, e lo Xin Tang Shu (Nuovo Libro dei Tang), completato nel 1060 sotto i Song. Come per la gran parte delle dinastie cinesi, chi scriveva la storia della fondazione lo faceva sotto un potere successivo, con un interesse a legittimare l’ordine allora regnante: presentare il passaggio dai Sui ai Tang come il passaggio necessario da un sovrano dissoluto e imprevidente — così è dipinto Yangdi in queste cronache — a un fondatore virtuoso serviva anche a giustificare, per analogia, la caduta della dinastia successiva e l’ascesa di quella che aveva commissionato l’opera. Il racconto del collasso Sui va quindi letto con questa cautela: non è chiaro quanto delle colpe attribuite a Yangdi rifletta la realtà amministrativa e quanto sia convenzione storiografica per motivare un cambio di mandato.
Le fonti materiali offrono un controllo parziale: gli scavi nell’area di Chang’an hanno confermato l’impianto a griglia e la posizione dei quartieri murati, e le monete kaiyuan tongbao, sopravvissute in grandi quantità e in strati databili, permettono di ricostruire con buona sicurezza la standardizzazione monetaria indipendentemente dal racconto delle cronache. Restano incerti i dettagli del ruolo personale di Li Yuan nella rivolta del 617: alcune fonti tarde tendono ad attribuire l’iniziativa al figlio Li Shimin, che dopo essere diventato imperatore aveva ogni interesse a ingrandire il proprio ruolo nella fondazione a scapito del padre, e la storiografia moderna resta divisa su quanto questo ridimensionamento di Gaozu sia un’operazione politica successiva più che un fatto storico.
Approfondimenti
- Mark Edward Lewis, China’s Cosmopolitan Empire: The Tang Dynasty (2009) — la sintesi più leggibile in inglese, con capitoli dedicati proprio alla capitale e al commercio lungo le rotte dell’Asia centrale.
- Denis Twitchett (a cura di), The Cambridge History of China, vol. 3 (1979) — il riferimento accademico standard sulla transizione Sui-Tang, capitolo per capitolo e con bibliografia sulle fonti primarie.
- Jiu Tang Shu e Xin Tang Shu — le due storie dinastiche ufficiali: utile confrontarle proprio perché, scritte a distanza di un secolo l’una dall’altra sotto dinastie diverse, non raccontano la fondazione in modo identico.