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Atlante della storia umana

Alto medioevoL'onda islamica

L'età vichinga

Razzie, commercio e colonizzazione dall'Irlanda a Kiev, da Terranova a Costantinopoli

esatto

500 d.C.Alto medioevo1.000 d.C.

In breve

Fra la fine dell’VIII e l’XI secolo i popoli di lingua norrena della Scandinavia si mossero fuori dai propri fiordi in tutte le direzioni: verso ovest fino a Terranova, verso sud fino a Siviglia, verso est lungo i fiumi russi fino al mar Caspio e a Costantinopoli. La convenzione fissa l’inizio al 793, con il saccheggio del monastero di Lindisfarne, in Northumbria: è la prima razzia registrata da una fonte scritta, non la prima in assoluto. Ne seguirono due secoli e mezzo di razzie vere, ma anche di commercio a lunghissima distanza, di colonizzazione di terre spopolate o scarsamente abitate, e della fondazione di stati, dall’Islanda alla Rus’ di Kiev. A renderlo possibile fu una tecnologia navale che nessun’altra società europea del tempo possedeva.

Contesto

La Scandinavia dell’VIII secolo era una regione di piccoli regni e capi locali, con una terra coltivabile scarsa e concentrata nelle valli e lungo le coste: in Norvegia i fiordi lasciano poco spazio all’aratro, e in tutta la regione la successione divideva i poderi fra i figli fino a renderli troppo piccoli per sfamare una famiglia. Chi non ereditava terra a sufficienza aveva davanti poche strade: il servizio armato presso un capo, l’artigianato, oppure il mare. Non era una società priva di scambi prima del 793: gli empori costieri come Ribe e Hedeby esistevano già nell’VIII secolo, e collegavano la Scandinavia al mondo baltico e frisone.

Il fattore che cambiò la scala fu una tecnologia. Fra il VII e l’VIII secolo i cantieri scandinavi misero a punto la nave a chiglia con fasciame a clinker, sovrapposto a scaglie e inchiodato: uno scafo abbastanza robusto per attraversare mare aperto e abbastanza pescante poco da risalire i fiumi, con vela quadra che riduceva la dipendenza dai remi sulle lunghe distanze. È la stessa nave, con proporzioni diverse, che porta a Lindisfarne e che risale il Volga.

Sul lato dei bersagli, l’Europa occidentale dell’VIII secolo offriva monasteri ricchi di argento e manoscritti, spesso senza mura né guarnigioni, lungo coste che i predoni raggiungevano prima che una difesa organizzata potesse rispondere. A oriente, la domanda di pellicce, ambra e persone ridotte in schiavitù da parte del califfato abbaside, pagata in dirham d’argento, creava un incentivo commerciale simmetrico e altrettanto forte di quello delle razzie.

Svolgimento

Il 793 il saccheggio di Lindisfarne colpì l’opinione cristiana d’Europa più di quanto la sua scala giustificasse: un monastero isolato, non una capitale. Nel 795 toccò a Iona. Nei decenni successivi le incursioni sulle coste irlandesi, franche e inglesi si moltiplicarono e si fecero stagionali, poi permanenti: nell’841 un gruppo norreno fondò a Dublino un longphort, un campo fortificato per svernare, che divenne una città. Nell’843 i vichinghi saccheggiarono Nantes; nell’844 una flotta raggiunse persino Siviglia, in al-Andalus, dove l’emiro Abd al-Rahman II la respinse dopo giorni di combattimenti. Nell’845 una flotta risalì la Senna e ottenne da Carlo il Calvo un riscatto in argento per risparmiare Parigi: il primo di molti pagamenti di questo tipo, poi chiamati Danegeld in Inghilterra.

Verso oriente il percorso fu diverso fin dall’inizio: mercanti-guerrieri che le fonti bizantine e arabe chiamano Rhos scendevano lungo il Volga e il Dnepr, commerciando con i Cazari e, attraverso di loro, con il mondo islamico. Nell’860 una flotta rus attaccò Costantinopoli. La Cronaca degli anni passati, compilata a Kiev intorno al 1113, colloca nell’862 la chiamata del principe variago Rurik a Novgorod dai capi locali; nell’882 il suo successore Oleg prese Kiev, ponendo le basi della Rus’ di Kiev.

In Inghilterra le razzie divennero conquista: dall’865 il cosiddetto Grande Esercito Danese occupò gran parte del paese, e solo il regno del Wessex, sotto Alfredo il Grande, resistette e negoziò nell’886 la spartizione che creò il Danelaw. In Francia, nel 911 il re Carlo il Semplice concesse al capo Rollone un territorio alla foce della Senna in cambio della sua conversione e fedeltà: nacque la Normandia. A oriente, negli anni 960-970 il principe Sviatoslav di Kiev distrusse il potere cazaro sul basso Volga, aprendo la via alla successiva conversione della Rus’ al cristianesimo bizantino nel 988. Verso ovest l’espansione proseguì per mare aperto: Erik il Rosso colonizzò la Groenlandia nell’986, e intorno al 1000 suo figlio Leif raggiunse le coste dell’attuale Terranova, dove il sito archeologico di L’Anse aux Meadows conferma un insediamento norreno di breve durata. Il 1066, con la sconfitta di Harald Hardrada a Stamford Bridge e la conquista normanna dell’Inghilterra nello stesso anno, è la data convenzionale con cui molti manuali chiudono l’età vichinga in Occidente.

Conseguenze

Nel breve periodo l’effetto più visibile fu la distruzione: monasteri saccheggiati, popolazioni costiere decimate o ridotte in schiavitù, regni destabilizzati dal pagamento di tributi in argento. Ma nello stesso arco di tempo nacquero stati che sarebbero durati: il Danelaw e poi un’Inghilterra unificata in risposta alla minaccia, la Normandia, l’Islanda con il suo Alþingi, la Rus’ di Kiev, antenata culturale di Russia, Ucraina e Bielorussia.

Nel lungo periodo, i discendenti dei coloni normanni conquistarono l’Inghilterra nel 1066 e parte dell’Italia meridionale nello stesso secolo; la Rus’ di Kiev, cristianizzata nel 988, orientò per sempre la cultura slava orientale verso Bisanzio piuttosto che verso Roma. Il commercio aperto dai norreni lasciò tracce materiali enormi: decine di migliaia di monete d’argento islamiche trovate sull’isola di Gotland, più che in qualunque sito del mondo arabo stesso, segno di una rete che portava l’argento abbaside fino al Baltico. L’insediamento a Terranova non ebbe seguito duraturo: fu un contatto, non una colonizzazione, e per questo la voce dedicata lo tratta separatamente.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Le fonti sono di tre tipi e raramente concordano fra loro. I testi esterni — la Cronaca anglosassone, gli Annales Bertiniani franchi, gli autori bizantini e arabi come Ibn Fadlan, che nel 921-922 descrisse i Rus sul Volga — furono scritti da chi subiva le razzie o commerciava con i norreni, e ne parlano con ostilità o con la curiosità di chi osserva uno straniero. Le fonti interne — le saghe islandesi e la Cronaca degli anni passati russa — furono messe per iscritto due o tre secoli dopo i fatti che raccontano, in un contesto cristiano che aveva bisogno di legittimare dinastie regnanti: la data del 793 stessa ci arriva solo da questa via esterna, perché in Scandinavia non esisteva ancora una scrittura per la storia narrativa. L’archeologia offre il controllo indipendente: le navi di Oseberg e Gokstad, le sepolture, gli scavi di Hedeby, Birka e Dublino, i ripostigli di argento, e appunto L’Anse aux Meadows.

Tre punti restano dibattuti, ed è giusto dirlo invece di sceglierli in silenzio. Il primo è l’equilibrio fra razzia e commercio: Sawyer sostenne, contro l’immagine ottocentesca del predone puro, che i norreni fossero soprattutto mercanti opportunisti; storici più recenti, fra cui Price, insistono che le due attività coesistessero nelle stesse spedizioni e non vadano separate. Il secondo è la causa dell’espansione: le spiegazioni proposte vanno dalla pressione demografica su una terra scarsa, alla ricerca di argento e schiavi come merce, al semplice fatto che la tecnologia navale rese possibile un’impresa già desiderata da tempo; nessuna di queste letture esclude le altre, e la storiografia non ha raggiunto un consenso sui pesi relativi. Il terzo è la storicità del racconto di Rurik: la Cronaca fu scritta per legittimare la dinastia regnante a Kiev, e quanto rifletta un evento reale del IX secolo invece di una genealogia costruita a posteriori resta discusso.

Va aggiunto che la documentazione è squilibrata: le rotte occidentali, verso Inghilterra e Francia, godono di archivi ecclesiastici continui e di una ricerca archeologica ben finanziata; la rotta russa verso il Caspio è nota soprattutto attraverso fonti arabe e scavi meno sistematici, per ragioni di risorse più che di importanza storica.

Approfondimenti

  • Anders Winroth, The Age of the Vikings (2014) — la sintesi più equilibrata fra razzia, commercio e società interna.
  • Neil Price, Children of Ash and Elm (2020) — integra archeologia recente e mondo mentale norreno, meno incentrato sull’Europa occidentale.
  • Peter Sawyer, Kings and Vikings (1982) — la tesi dei “mercanti, non predoni” che ha riorientato il campo: utile per capire da dove viene il dibattito.
  • The Anglo-Saxon Chronicle, cur. Michael Swanton (1996) — la fonte che registra Lindisfarne, letta con la consapevolezza di chi la scrisse.
  • The Russian Primary Chronicle: Laurentian Text, cur. Samuel Hazzard Cross e altri (1953) — il racconto di Rurik e Oleg nella sua forma originale, compilato secoli dopo i fatti.

Riferimenti

  • Anders Winroth, The Age of the Vikings, 2014, Princeton University Press
  • Neil Price, Children of Ash and Elm: A History of the Vikings, 2020, Basic Books
  • Peter Sawyer, Kings and Vikings: Scandinavia and Europe AD 700-1100, 1982, Methuen
  • Michael Swanton, The Anglo-Saxon Chronicle, 1996, J.M. Dent
  • Samuel Hazzard Cross e altri, The Russian Primary Chronicle: Laurentian Text, 1953, Medieval Academy of America

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