In breve
Fra circa 1,76 e 1,7 milioni di anni fa, in Africa orientale, comparve una tecnica litica nuova: la scheggiatura bifacciale, che lavorava un ciottolo o un blocco su entrambe le facce fino a ricavarne una forma simmetrica, spesso a mandorla, oggi chiamata amigdala o bifacciale acheuleano. A differenza dei choppers olduvaiani che la precedettero, l’amigdala richiedeva di avere in mente la forma finale prima di cominciare a colpire la pietra. Da quel nucleo nell’attuale Kenya la tecnica si diffuse in gran parte dell’Africa, in Europa e in Asia sudoccidentale e meridionale, restando sorprendentemente stabile nella forma per oltre un milione di anni. Non raggiunse mai in modo sistematico l’Asia orientale, un’assenza a lungo letta come arretratezza e oggi spiegata diversamente.
Contesto
Da circa 2,6 milioni di anni fa, gruppi di ominini nell’Africa orientale producevano choppers e schegge con la tecnica olduvaiana: pochi colpi mirati su un ciottolo, per ottenere un filo tagliente, senza una forma predeterminata da rispettare. Era una tecnologia efficace ma poco vincolata: ogni pezzo poteva assomigliare pochissimo al precedente.
Nel milione di anni successivo il genere Homo cambiò. Comparve Homo erectus (o una sua forma arcaica, talvolta distinta come Homo ergaster), con un cervello più grande di quello degli australopitechi, un corpo dalle proporzioni più simili a quelle moderne e una mano capace di una presa di precisione più fine. Questi cambiamenti biologici non bastavano da soli a spiegare l’amigdala: servivano anche materie prime adatte, blocchi di lava o di altre rocce a grana fine abbastanza grandi da poter essere ridotti per centinaia di colpi senza frantumarsi. Nel bacino del lago Turkana, dove il livello delle acque e la vegetazione oscillavano con il clima, quei ciottoli erano disponibili lungo gli antichi corsi d’acqua. Fu lì, e non altrove, che le due condizioni — capacità cognitiva e materiale adatto — si incontrarono per prime.
Svolgimento
Il sito che oggi fornisce la data più antica accettata è Kokiselei, nel Turkana occidentale, in Kenya: nel 2011 Christopher Lepre e i suoi colleghi datarono con la magnetostratigrafia uno strato con bifacciali a circa 1,76 milioni di anni fa. Nello stesso strato comparivano ancora schegge e choppers di tipo olduvaiano: il passaggio non fu una sostituzione improvvisa, ma una tecnica nuova che si affiancò per un tratto a quella vecchia prima di diventare dominante. Poco dopo, intorno a 1,75 milioni di anni fa, bifacciali comparvero anche a Konso, in Etiopia: la nuova tecnologia non nacque in un punto isolato, ma in una porzione ampia dell’Africa orientale nel giro di poche decine di migliaia di anni.
Da lì la tecnica si diffuse verso l’esterno con tempi molto diversi da luogo a luogo. In Levante, a ’Ubeidiya, in Israele, i bifacciali compaiono già intorno a 1,4 milioni di anni fa: è la prova più antica di ominini fuori dall’Africa a portare con sé questa tecnologia, non solo l’Oldowan più semplice. In India, a siti come Attirampakkam, l’Acheuleano è attestato da circa 1,5 milioni di anni fa secondo le datazioni più recenti, anche se la cronologia indiana resta meno consolidata di quella africana. In Europa l’arrivo fu molto più tardo: i primi bifacciali certi non compaiono prima di circa 600.000-500.000 anni fa, in siti come Boxgrove, in Inghilterra, e Saint-Acheul, presso Amiens in Francia, il sito ottocentesco che dà il nome all’intera tradizione.
Una volta affermata, la forma dell’amigdala cambiò pochissimo per un tempo enorme: bifacciali di un milione di anni fa e bifacciali di trecentomila anni fa, prodotti a migliaia di chilometri di distanza, si somigliano più di quanto ci si aspetterebbe da un lasso di tempo così lungo. Gli archeologi chiamano questo fenomeno la “monotonia acheuleana”: una tecnica trasmessa con grande fedeltà, generazione dopo generazione, con variazioni locali minori mai nella struttura di fondo. La tradizione acheuleana durò fino a circa 300.000 anni fa, quando in gran parte del suo areale fu sostituita da tecniche a scheggia predeterminata, come il metodo Levallois, che richiedevano una pianificazione diversa e producevano strumenti più standardizzati a partire da un nucleo preparato.
Conseguenze
La conseguenza più immediata riguardò l’uso del tempo e delle mani: produrre un bifacciale richiedeva decine o centinaia di colpi in sequenza, ciascuno condizionato dai precedenti e tutti subordinati a un’immagine mentale della forma finale, simmetrica su due assi. Gli esperimenti moderni di scheggiatura sperimentale, e gli studi neuroscientifici su chi la pratica, indicano un carico di pianificazione motoria e di memoria di lavoro superiore a quello richiesto dai choppers olduvaiani: non un semplice affinamento del gesto, ma una capacità cognitiva di ordine diverso.
Sul lungo periodo, l’amigdala fu il primo oggetto materiale a comparire, praticamente identico, su tre continenti e per oltre un milione di anni: un segno che un comportamento tecnico complesso poteva trasmettersi fedelmente attraverso moltissime generazioni di Homo erectus, senza il bisogno del linguaggio articolato che gli umani moderni avrebbero poi usato per insegnare. La tecnica pose anche le basi per gli sviluppi successivi: il metodo Levallois che la sostituì nasce come un ulteriore salto nella pianificazione, non come una rottura improvvisa.
Nel frattempo altrove
- 1,8 MaFuori dall'Africa — Medio Oriente
- 800 kaI primi europei — Europa
- 780 kaHomo erectus in Asia orientale — Asia orientale
- 400 kaFuoco domestico e lance — Europa
- 66.950 anni faArrivo in Australia — Oceania
- 21.000 a.C.Le impronte di White Sands — Americhe
- 7.000 a.C.Mehrgarh — Asia meridionale
Come lo sappiamo
La datazione di Kokiselei si basa sulla magnetostratigrafia, cioè sul confronto fra le inversioni del campo magnetico terrestre registrate nei sedimenti e la scala cronologica nota per quelle inversioni: un metodo indipendente dai reperti stessi, e per questo considerato solido. Le date africane più antiche restano comunque soggette a revisione quando nuovi siti vengono scavati e datati con le stesse tecniche.
Un punto storiografico merita attenzione. Nel 1948 l’archeologo Hallam Movius osservò che i bifacciali acheuleani non comparivano, se non in casi isolati e tardivi, a est di una linea che attraversa l’Asia dall’India settentrionale verso la Cina e il Sud-Est asiatico: la cosiddetta “linea di Movius”. Per decenni questa assenza fu letta, esplicitamente o implicitamente, come un segno di arretratezza tecnica delle popolazioni asiatiche rispetto a quelle africane ed europee. Questa lettura va respinta: l’assenza di bifacciali non è assenza di sofisticazione, è assenza di una scelta tecnica particolare fatta con la pietra. Un’ipotesi influente, proposta da Geoffrey Pope nel 1989, è che a est della linea fossero disponibili materiali come il bambù e altre canne legnose, lavorabili con strumenti semplici in forme funzionalmente equivalenti a un’amigdala ma deperibili e quindi invisibili nel record archeologico: mancherebbero non le capacità, ma le tracce. Resta inoltre aperta la questione di quali popolazioni e quali percorsi abbiano raggiunto l’Asia orientale, e se vi siano arrivate prima o dopo la comparsa dell’Acheuleano in Africa: una migrazione precoce, lungo una via che aggirava il bacino di diffusione della nuova tecnica, spiegherebbe l’assenza senza scomodare alcuna differenza di capacità. La linea di Movius resta un dato di osservazione reale; la sua interpretazione tradizionale no.
Approfondimenti
- Hallam L. Movius, The Lower Palaeolithic Cultures of Southern and Eastern Asia (1948) — il testo che definisce la linea di Movius: utile leggerlo per vedere come fu formulata l’osservazione originale, prima delle letture successive.
- Christopher J. Lepre e altri, An Earlier Origin for the Acheulian (2011) — l’articolo che sposta a Kokiselei la data più antica nota del bifacciale, con il metodo di datazione spiegato per esteso.
- Geoffrey G. Pope, Bamboo and Human Evolution (1989) — la formulazione più nota dell’ipotesi del bambù, utile per capire l’alternativa alla lettura di “arretratezza” asiatica.
- Richard G. Klein, The Human Career (2009) — la sintesi di riferimento sull’evoluzione umana e le sue industrie litiche, per collocare l’Acheuleano nel quadro più ampio.