In breve
Circa due milioni di anni fa comparve in Africa orientale Homo erectus, la prima specie umana con un corpo alto e slanciato e gambe lunghe proporzionate come le nostre, molto diverse da quelle tozze e ancora parzialmente arboree degli australopitechi. Nel corso della sua esistenza, la più lunga di qualunque specie umana conosciuta, la capacità cranica crebbe da circa 600 a oltre 1000 centimetri cubi, e la dieta si fece più carnivora, come mostrano segni di macellazione sulle ossa e l’uso sistematico di utensili di pietra. Il fossile che più di ogni altro ha rivelato la sua anatomia è il cosiddetto ragazzo di Turkana, lo scheletro quasi completo di un adolescente scoperto nel 1984 presso il lago Turkana, in Kenya. Fu anche la prima specie umana a lasciare l’Africa e a diffondersi in Asia, ma quella vicenda, insieme alla tecnologia litica che l’accompagnò, è raccontata in altre voci di questo atlante.
Contesto
Fra tre e due milioni di anni fa il clima dell’Africa orientale si fece progressivamente più secco: le foreste si ritirarono e si allargarono savane aperte, con risorse alimentari disperse su territori ampi e stagioni marcate. La Rift Valley, con i suoi laghi e i suoi depositi vulcanici stratificati, offriva condizioni ideali per la fossilizzazione e per la datazione radiometrica, ed è per questo che la documentazione fossile della regione, pur lacunosa, resta la più ricca al mondo per questa fase.
In quell’ambiente vivevano già gli australopitechi, bipedi stabili ma con un cervello grande quanto quello di uno scimpanzé e con arti ancora proporzionati per l’arrampicata più che per il cammino prolungato, e le prime forme del genere Homo, di corporatura minuta. Camminare eretti non bastava, in una savana dove il cibo — carogne da raggiungere prima di altri predatori, mandrie da seguire, piante da cercare su lunghe distanze — richiedeva percorrere ogni giorno molti chilometri sotto il sole. Fu in questo contesto che comparve un corpo pensato per la marcia e per la corsa su lunga distanza.
Svolgimento
I fossili più antichi attribuiti a Homo erectus provengono dal bacino del lago Turkana, in Kenya, e risalgono a poco meno di due milioni di anni fa. Il cranio KNM-ER 3733, scoperto a Koobi Fora nel 1975, mostrò per primo i tratti distintivi della specie: volta cranica bassa e allungata, arcate sopraccigliari marcate, faccia meno prognata di quella degli australopitechi.
Il fossile decisivo per conoscere il resto del corpo arrivò nel 1984. Kamoya Kimeu, membro di lunga esperienza della squadra diretta da Richard Leakey, individuò un frammento d’osso cranico affiorante nei sedimenti presso Nariokotome, sulla sponda occidentale del lago Turkana. Gli scavi restituirono uno scheletro quasi completo, catalogato come KNM-WT 15000 e noto come il ragazzo di Turkana: un individuo maschio morto circa 1,6 milioni di anni fa, con una capacità cranica di circa 880 centimetri cubi. Il bacino stretto, la colonna vertebrale, le tibie e i femori lunghi mostrarono per la prima volta con chiarezza che Homo erectus aveva gambe proporzionalmente lunghe come quelle di un essere umano moderno, un torace stretto e profondo, e una statura elevata: proiettata all’età adulta, quella dell’individuo di Nariokotome avrebbe superato il metro e ottanta.
Un corpo così fatto aumentava la superficie disponibile per disperdere calore rispetto al volume corporeo, un vantaggio per chi si muoveva a lungo sotto il sole equatoriale; insieme a una probabile riduzione della pelliccia e a un aumento delle ghiandole sudoripare — dedotte dall’anatomia, non osservabili sui fossili — permetteva di percorrere grandi distanze senza surriscaldarsi.
Alla marcia si affiancò un cambiamento nella dieta. Su ossa di animali di taglia media e grande, a Koobi Fora e a Olduvai, compaiono segni di taglio lasciati da utensili di pietra, in alcuni casi sovrapposti ai segni dei denti dei carnivori: prova che la carne, ottenuta per caccia o per accesso rapido a carcasse, entrava ora stabilmente nella dieta. Più energia disponibile, in un alimento che richiedeva meno digestione delle sole piante, si accompagnò all’aumento della capacità cranica nel corso della lunghissima storia della specie: da circa 600 centimetri cubi nei fossili più antichi a oltre 1000 in quelli più recenti.
Homo erectus fu anche la prima specie umana a lasciare l’Africa, presente a Dmanisi, in Georgia, circa 1,8 milioni di anni fa, e si diffuse ampiamente in Asia, dove sopravvisse più a lungo che altrove: le datazioni più recenti collocano gli ultimi individui giavanesi, a Ngandong, fra circa 140.000 e 100.000 anni fa. Fu associata all’industria acheuleana, comparsa in Africa e diffusa poi su gran parte del suo areale, e secondo alcune ipotesi dibattute anche a un controllo, almeno saltuario, del fuoco.
Conseguenze
Nel breve periodo, il nuovo corpo cambiò il modo di procurarsi il cibo: territori di foraggiamento più ampi, mobilità stagionale, probabile cooperazione nella caccia o nell’accesso rapido alle carcasse in competizione con altri carnivori. Il bacino stretto del ragazzo di Turkana ha portato alcuni studiosi a ipotizzare che i nati fossero più indifesi e richiedessero cure prolungate rispetto agli australopitechi, un possibile primo passo verso i lunghi tempi di sviluppo tipici degli esseri umani moderni, anche se il punto resta dibattuto.
Nel lungo periodo, Homo erectus fu la prima specie umana a occupare tre continenti, un modello di espansione geografica che nessuna specie di ominide aveva realizzato prima. Buona parte dei paleoantropologi la colloca in una posizione centrale nell’albero genealogico del genere Homo: dalle sue popolazioni africane più tarde derivarono probabilmente le linee che portarono a Homo sapiens, mentre da popolazioni asiatiche isolate derivarono forme locali insulari. Resta però sbagliato immaginare una linea diretta e unica: per gran parte della sua storia, diverse popolazioni di Homo erectus vissero in parallelo su continenti diversi, e non tutte lasciarono discendenti.
Nel frattempo altrove
- 1,8 MaFuori dall'Africa — Medio Oriente
- 800 kaI primi europei — Europa
- 780 kaHomo erectus in Asia orientale — Asia orientale
- 400 kaFuoco domestico e lance — Europa
- 66.950 anni faArrivo in Australia — Oceania
- 21.000 a.C.Le impronte di White Sands — Americhe
- 7.000 a.C.Mehrgarh — Asia meridionale
Come lo sappiamo
Due dibattiti attraversano lo studio di questa specie. Il primo riguarda il nome stesso. Una parte della comunità paleoantropologica, per una tradizione di studio che risale ai fossili giavanesi ottocenteschi da cui il nome «Homo erectus» fu coniato, riserva questo nome alle sole popolazioni asiatiche e chiama «Homo ergaster» le popolazioni africane più antiche, ritenute anatomicamente distinte a sufficienza da giustificare due specie separate. Altri, fra cui Milford Wolpoff, preferiscono trattare l’intero insieme come un’unica specie variabile nel tempo e nello spazio, «Homo erectus» in senso lato: in questa voce si segue la seconda convenzione, più diffusa nella letteratura recente, ma il disaccordo non è terminologico soltanto, riguarda quanto le popolazioni africane e asiatiche fossero effettivamente diverse.
Il secondo dibattito riguarda proprio il ragazzo di Turkana, e quanto fosse rappresentativo della specie. La stima iniziale di Alan Walker e Richard Leakey, basata sul confronto dell’eruzione dentale con gli standard umani moderni, indicò un’età alla morte di circa undici o dodici anni e una crescita relativamente lenta, simile a quella umana. Uno studio successivo di Christopher Dean e colleghi, pubblicato su Nature nel 2001, contò invece le linee di crescita quotidiane nello smalto dei denti — un metodo che non dipende dal confronto con standard umani — e concluse che l’individuo aveva circa otto anni alla morte: una crescita molto più rapida, simile a quella delle grandi scimmie africane. Se questa seconda lettura è corretta, Homo erectus raggiungeva la statura adulta in tempi brevi, senza il lungo periodo di crescita e di dipendenza infantile tipico di Homo sapiens, e la sua vita sociale andrebbe immaginata di conseguenza.
Resta infine un problema di rappresentatività: gran parte di ciò che si sa sul corpo di Homo erectus dipende da un solo scheletro quasi completo, quello di Nariokotome, mentre la maggioranza degli altri ritrovamenti consiste in crani, denti o frammenti isolati. Alcuni studiosi hanno anche discusso se la sua colonna vertebrale mostrasse una scoliosi patologica, il che lo renderebbe meno tipico di quanto spesso assunto: la questione non è risolta.
Approfondimenti
- Alan Walker e Richard Leakey (a cura di), The Nariokotome Homo erectus Skeleton (1993) — la monografia che descrive per intero lo scheletro su cui si basa quasi tutto ciò che sappiamo del corpo della specie.
- Christopher Dean e altri, su Nature (2001) — lo studio che ha riacceso, con un metodo indipendente dai denti, il dibattito sull’età del ragazzo di Turkana.
- Susan C. Antón, Natural History of Homo erectus, in Yearbook of Physical Anthropology (2003) — una sintesi di come corpo e cranio della specie cambiarono nel corso di quasi due milioni di anni.
- Richard Leakey, Origins Reconsidered (1992) — il racconto di chi ha diretto gli scavi al lago Turkana, utile per il contesto della scoperta più che per i dettagli tecnici.