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Atlante della storia umana

OriginiHomo e la pietra

Fuoco domestico e lance

Focolari regolari e le lance da lancio di Schöningen mostrano caccia pianificata e cottura del cibo

millennio

7 MaOrigini · scala logaritmica12.000 a.C.

In breve

Attorno a 400.000 anni fa, in più siti dell’Eurasia, l’uso del fuoco smise di essere un fatto occasionale e divenne un’abitudine quotidiana: focolari ricorrenti, nello stesso punto di una grotta o di un accampamento, per cuocere, scaldarsi e illuminare. Nello stesso periodo, a Schöningen, in Germania settentrionale, un gruppo umano lasciò otto lance di legno di conifera, lavorate con la stessa accuratezza aerodinamica dei moderni giavellotti da lancio, accanto ai resti di decine di cavalli selvatici macellati. Insieme, le due prove ridisegnano l’immagine di questi gruppi umani: non più raccoglitori opportunisti di carcasse, ma cacciatori organizzati che avevano già una vita domestica strutturata attorno al fuoco.

Contesto

Da almeno un milione di anni gli ominidi conoscevano il fuoco: alla grotta di Wonderwerk, in Sudafrica, cenere e ossa bruciate indicano che il fuoco entrava in una cavità profonda, dove un incendio naturale non poteva arrivare da solo. Ma tracce così antiche sono rare, sporadiche, difficili da distinguere da un episodio isolato. Per larga parte del million di anni successivo non è chiaro se questi gruppi sapessero accendere il fuoco o si limitassero a raccoglierlo da incendi naturali e a mantenerlo acceso finché durava.

L’Europa di 400.000 anni fa era attraversata da cicli glaciali: inverni freddi, foreste miste di conifere e latifoglie, grandi erbivori — cavalli selvatici, cervi, elefanti antichi — che vivevano in mandrie. I gruppi umani presenti, spesso attribuiti a Homo heidelbergensis, non disponevano ancora di armi in pietra scheggiata capaci di penetrare a fondo la pelle di un grosso animale: la caccia a distanza, se esisteva, doveva affidarsi al legno. Il legno però marcisce, e per questo le prove dirette di armi da caccia paleolitiche sono rarissime: quasi tutto quello che sappiamo sulla tecnologia in legno di questo periodo viene da un pugno di siti dove condizioni chimiche eccezionali ne hanno impedito la decomposizione.

Svolgimento

Fra il 1994 e il 1998, in una miniera di lignite a cielo aperto vicino a Schöningen, in Bassa Sassonia, gli scavi diretti da Hartmut Thieme portarono alla luce otto lance di legno, insieme a resti di quasi venti cavalli selvatici. Il sedimento era torba, in un ambiente privo di ossigeno che aveva impedito ai batteri di decomporre il legno per circa 300.000-400.000 anni: una conservazione eccezionale, che normalmente il registro archeologico non concede.

Le lance, ricavate da tronchi giovani di abete rosso e di pino, misuravano fra 1,8 e 2,5 metri. La caratteristica che cambiò l’interpretazione fu la distribuzione del peso: il baricentro cadeva nel terzo anteriore dell’asta, esattamente come nei moderni giavellotti sportivi da lancio. Un’arma pensata per essere scagliata a distanza, non per essere usata come lancia d’urto tenuta in mano, si comporta così: il peso spostato in avanti stabilizza il volo. Accanto alle lance c’erano un bastone appuntito più corto, forse un attrezzo per la lavorazione delle carcasse, e i resti di decine di cavalli, con segni di macellazione sistematica.

Nello stesso arco cronologico, ma in siti diversi e distanti migliaia di chilometri, si moltiplicarono le tracce di focolari ricorrenti. Alla grotta di Qesem, presso Tel Aviv, in Israele, un’area centrale della grotta mostra strati sovrapposti di cenere e sedimento bruciato, accumulati nello stesso punto per un periodo lunghissimo: segno che il fuoco veniva acceso ripetutamente nello stesso luogo, non ovunque per caso. A Beeches Pit, in Inghilterra orientale, sedimenti arrossati e selci fratturate dal calore raccontano la stessa storia in un contesto all’aperto. In entrambi i casi gli archeologi trovano ossa animali bruciate in modo compatibile con la cottura, non con un incendio che passa e basta.

Conseguenze

L’effetto più immediato riguardò la dieta. Cuocere la carne e alcuni vegetali ricchi di amido ne aumenta la digeribilità: la cottura denatura le proteine e gelatinizza gli amidi, rendendo disponibile all’organismo una quota maggiore delle calorie contenute, a fronte di una masticazione più breve. Una dieta che include cibo cotto richiede meno energia per la digestione stessa, energia che diventa disponibile altrove: è uno degli argomenti usati per spiegare perché, in questa fase, il cervello umano continuò a crescere pur restando l’apparato digerente relativamente piccolo.

Il fuoco regolare portò anche protezione dai predatori notturni e ore di luce utile dopo il tramonto, che si traducono in tempo per lavorare il legno, riparare strumenti, stare insieme. E la caccia con armi da lancio, se organizzata su mandrie di cavalli come suggerisce Schöningen, implicava cooperazione fra più individui: intercettare, spingere verso un punto, colpire in sequenza. È un indizio di pianificazione e di comunicazione sociale che precede di gran lunga la comparsa di Homo sapiens.

A lungo termine, queste due innovazioni — controllo affidabile del fuoco e armi da lancio efficaci — posero le basi materiali su cui costruirono, decine di migliaia di anni dopo, sia i Neanderthal europei sia la nostra stessa specie: nessuna delle due tecnologie fu abbandonata in seguito, entrambe furono affinate.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Sulla cronologia del controllo del fuoco la ricerca è divisa, e conviene dirlo invece di scegliere in silenzio. Tracce sporadiche di combustione risalgono a un milione di anni fa o più: a Wonderwerk Cave, in Sudafrica, cenere e osso bruciato in profondità nella grotta sono difficili da spiegare senza un intervento umano, ma restano un episodio isolato, non la prova di un’abitudine. Wil Roebroeks e Paola Villa, in una rassegna sistematica dei siti europei pubblicata nel 2011, sostengono che l’uso abituale e domestico del fuoco — focolari ripetuti nello stesso punto, su archi di tempo lunghi — si consolidi solo verso 400.000-350.000 anni fa, e non prima: le tracce più antiche, per quanto reali, non dimostrerebbero continuità. Altri ricercatori, sulla base di singoli siti come Wonderwerk o Gesher Benot Ya’aqov, spingono indietro la data di un controllo già regolare. La scheda qui segue la lettura di Roebroeks e Villa per la soglia della domesticità, senza negare che episodi isolati siano più antichi.

Va detto esplicitamente che questo squilibrio cronologico riflette anche dove si è scavato, non solo dove il fuoco fu acceso per primo: le tracce più antiche in assoluto vengono dall’Africa, ma l’evidenza più solida di uso domestico regolare è in gran parte eurasiatica — Qesem, Beeches Pit, Schöningen — perché i siti europei e mediorientali sono stati scavati più a lungo, con più risorse, e spesso in sedimenti (torba, grotte calcaree) che conservano meglio cenere e materia organica. Non è detto che l’Africa fosse indietro: è probabile che sia stata studiata meno, in condizioni di conservazione meno favorevoli.

Su Schöningen il dibattito riguarda chi cacciasse e come. Hartmut Thieme, che ha diretto lo scavo, ha sostenuto fin dalla pubblicazione su Nature nel 1997 che le lance fossero armi da lancio usate in una caccia attiva e pianificata a mandrie di cavalli, non strumenti di raccolta su carcasse già morte: il baricentro spostato in avanti e l’associazione diretta con i resti equini reggono questa lettura. Altri autori hanno osservato che lance di quel peso e quella lunghezza, lanciate a mano, avrebbero avuto una gittata e una forza di penetrazione limitate contro un animale della mole di un cavallo selvatico, e hanno proposto che fossero usate a distanza più corta, quasi come lance d’urto o strumenti di finitura su prede già ferite o in trappola naturale (un acquitrino, una sponda di lago). La questione — caccia a distanza contro caccia ravvicinata o opportunistica — resta aperta, e dipende in parte da esperimenti di balistica sperimentale con repliche delle lance, che danno risultati non del tutto concordanti.

Approfondimenti

  • Hartmut Thieme, “Lower Palaeolithic hunting spears from Germany”, Nature (1997) — la pubblicazione originale dello scavo, con le misure delle lance e il confronto con i giavellotti moderni.
  • Wil Roebroeks e Paola Villa, “On the earliest evidence for habitual use of fire in Europe”, PNAS (2011) — la rassegna che fissa la soglia dei 400.000 anni per l’uso domestico, e il punto di partenza per capire il dibattito sulla cronologia.
  • I resoconti degli scavi di Qesem Cave — utili per confrontare un focolare strutturato di grotta con l’ambiente all’aperto di Schöningen, e capire cosa distingue un’abitudine da un episodio.

Riferimenti

  • Hartmut Thieme, Lower Palaeolithic hunting spears from Germany, 1997, Nature
  • Wil Roebroeks, On the earliest evidence for habitual use of fire in Europe, 2011, PNAS

Alcuni di questi riferimenti non sono ancora stati controllati sull'originale: sono elencati in TODO-fonti.md in attesa di verifica. Preferiamo dirlo che lasciarlo intendere.