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Atlante della storia umana

Età industrialeNazioni e industria

Il colera e la fognatura

Il maggior guadagno di aspettativa di vita del secolo non viene da un farmaco

esatto

1850Età industriale1914

In breve

Nell’estate del 1854, nel quartiere di Soho a Londra, il medico John Snow tracciò su una mappa i decessi per colera e li fece convergere su un’unica pompa d’acqua pubblica, in Broad Street. Non era la prima epidemia londinese, ma fu la prima a essere combattuta con un metodo che oggi chiamiamo epidemiologico invece che con l’idea allora dominante, il miasma. Quella mappa e le fognature costruite negli anni successivi — non un farmaco, non un vaccino — produssero il maggior guadagno di aspettativa di vita di tutto il secolo, spezzando il legame fra crescita urbana e mortalità di massa che aveva accompagnato ogni città preindustriale.

Contesto

Londra a metà Ottocento era la città più grande del mondo, cresciuta da circa un milione di abitanti nel 1800 a oltre due milioni e mezzo a metà secolo, senza che l’infrastruttura igienica avesse tenuto il passo. Le case si scaricavano in pozzi neri (cesspools) che spesso filtravano nei pozzi d’acqua vicini, oppure direttamente nei corsi d’acqua che servivano anche da fonte di approvvigionamento potabile. Il Tamigi, nel tratto cittadino, riceveva fogne e restituiva acqua bevuta da centinaia di migliaia di persone.

Il colera era arrivato in Europa dall’Asia meridionale nel 1831-32, con una prima grande epidemia londinese che uccise oltre seimila persone; un’altra ondata colpì nel 1848-49. La teoria dominante per spiegare la malattia era quella dei miasmi: aria corrotta da materia organica in decomposizione, un’idea abbastanza plausibile da attirare figure autorevoli, incluso il riformatore sanitario Edwin Chadwick, il cui rapporto del 1842 sulle condizioni sanitarie della classe operaia aveva comunque il merito di documentare in dettaglio lo squallore urbano, pur attribuendone la causa all’aria cattiva piuttosto che all’acqua contaminata.

John Snow, anestesista già noto per l’uso del cloroformio, aveva pubblicato nel 1849 un primo opuscolo in cui ipotizzava che il colera si trasmettesse per via oro-fecale, attraverso l’acqua, e non per inalazione. La sua ipotesi restava minoritaria: mancava l’osservazione al microscopio dell’agente patogeno — il Vibrio cholerae sarebbe stato isolato da Robert Koch solo nel 1883-84 — e senza quella prova la comunità medica non aveva motivo di abbandonare un paradigma consolidato.

Svolgimento

Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre 1854 un’epidemia esplosiva colpì l’area intorno a Broad Street, a Soho: in dieci giorni morirono circa 500 persone in un raggio di poche centinaia di metri, una delle epidemie di colera più concentrate e rapide mai registrate in Gran Bretagna. Snow, che viveva nelle vicinanze, iniziò a raccogliere gli indirizzi dei decessi dai registri dell’anagrafe e a segnarli su una mappa del quartiere: i casi si addensavano attorno a una singola pompa d’acqua pubblica, quella di Broad Street.

Snow non si fermò alla mappa. Verificò le eccezioni, che erano altrettanto importanti dei casi positivi: i detenuti di un vicino workhouse, che aveva un pozzo proprio, si erano quasi tutti salvati; gli operai di una fabbrica di birra adiacente, che bevevano soprattutto birra e non acqua di pompa, erano stati risparmiati quasi del tutto; per contro, alcune persone morte abitavano lontano dal quartiere ma avevano l’abitudine di farsi portare l’acqua di quella pompa perché la ritenevano più gradevole al gusto. Il 7 settembre 1854 Snow presentò le sue conclusioni al consiglio della parrocchia di St James, e l’8 settembre ottenne — più come misura precauzionale che come atto di piena convinzione da parte delle autorità — la rimozione della maniglia della pompa. L’epidemia era già in calo per conto suo in quei giorni, un dettaglio su cui si tornerà.

Determinante fu anche il lavoro del curato locale, il reverendo Henry Whitehead, inizialmente scettico verso la teoria di Snow: le sue interviste porta a porta identificarono il probabile focolaio, un neonato nella casa al numero 40 di Broad Street, malato di diarrea nei giorni precedenti l’epidemia, i cui pannolini erano stati lavati e gettati in un pozzo nero a meno di un metro dal pozzo della pompa. Fu Whitehead, non Snow, a trovare quella prova specifica, e la pubblicò insieme a Snow in un rapporto congiunto.

La svolta istituzionale arrivò però da un altro evento, quattro anni dopo. Nell’estate del 1858 il caldo eccezionale ridusse la portata del Tamigi e concentrò gli scarichi fognari non trattati: il fiume, davanti al Parlamento, produsse un fetore tale — passato alla storia come il Great Stink — che le sedute della Camera dei Comuni furono più volte sospese e si valutò persino di trasferire i lavori altrove. In poche settimane il Parlamento approvò i fondi per un progetto di fognatura per l’intera metropoli, affidato all’ingegnere capo del Metropolitan Board of Works, Joseph Bazalgette. I lavori, iniziati nel 1859 e proseguiti fino al 1875, costruirono oltre 1.700 chilometri di fogne e collettori principali che intercettavano gli scarichi prima del centro cittadino e li convogliavano a valle.

La conferma scientifica definitiva arrivò da un altro paese: nel 1892 Amburgo, che prelevava l’acqua potabile dal fiume Elba senza filtrazione a sabbia, fu colpita da un’epidemia di colera che uccise quasi ottomila persone, mentre la vicina cittadina di Altona, servita dallo stesso fiume ma con filtrazione, ne fu quasi indenne. Robert Koch, chiamato sul posto, poté mostrare con l’agente patogeno ormai identificato ciò che Snow aveva dedotto per via puramente statistica quarant’anni prima.

Conseguenze

Nell’immediato, l’effetto della vicenda di Broad Street fu modesto: la teoria dei miasmi restò dominante nella medicina britannica per altri due decenni, e la rimozione della pompa fu ricordata più come aneddoto che come atto fondativo di una disciplina. Ma le fognature di Bazalgette, costruite per ragioni di decoro e di odore più che di teoria microbica corretta, ebbero comunque l’effetto pratico di separare le acque di scarico dalle fonti di acqua potabile: il colera scomparve da Londra dopo il 1866 e non tornò più in forma epidemica.

Sul lungo periodo la lezione si tradusse in un modello esportato in tutto il mondo industrializzato: reti fognarie separate, filtrazione e clorazione dell’acqua, regolamentazione sanitaria urbana — culminata in Gran Bretagna nel Public Health Act del 1875. Storici della sanità e demografi hanno più volte indicato gli investimenti in acqua potabile e fognature, fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, come il singolo intervento che ha prodotto il maggiore incremento di aspettativa di vita nelle città occidentali in quel periodo, superiore a quello di qualunque terapia medica disponibile prima degli antibiotici. La disciplina dell’epidemiologia moderna riconosce nella mappa di Snow uno dei suoi atti fondativi, al punto che la Broad Street Pump — sostituita da una replica commemorativa — è diventata un luogo di pellegrinaggio per epidemiologi.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La base documentaria è insolitamente solida per l’epoca: Snow pubblicò lui stesso, nella seconda edizione ampliata di On the Mode of Communication of Cholera (1855), la mappa dei casi, le tabelle di mortalità per fonte d’acqua e il resoconto delle interviste condotte casa per casa. A questo si affianca il rapporto del Comitato per il colera della parrocchia di St James, che include il contributo separato di Henry Whitehead. I registri anagrafici dei decessi (General Register Office) permettono ancora oggi di verificare indipendentemente i dati di Snow.

Restano alcuni punti dibattuti. Il primo è la portata reale della rimozione della maniglia della pompa: gli stessi dati di Snow mostrano che l’epidemia era già in netto calo nei giorni precedenti l’8 settembre 1854, quasi certamente perché gran parte della popolazione esposta era già fuggita dal quartiere o era già stata infettata; l’aneddoto della maniglia, per quanto efficace, semplifica una vicenda in cui il merito va diviso fra l’osservazione statistica di Snow e l’indagine sul campo di Whitehead. Il secondo riguarda l’impatto immediato sulla medicina ufficiale: alcuni storici insistono che la vicenda di Broad Street ebbe scarsissima influenza sulle decisioni delle autorità sanitarie britanniche fino alla conferma batteriologica di Koch, mentre altri la considerano comunque un punto di svolta metodologico per la nascente statistica sanitaria, indipendentemente dalla sua ricezione immediata. Il terzo è quanto della costruzione delle fognature di Bazalgette vada attribuito a una consapevolezza igienico-sanitaria crescente e quanto invece all’urgenza puramente olfattiva del Great Stink del 1858: le fonti dell’epoca suggeriscono che fu soprattutto la seconda a sbloccare i finanziamenti.

Approfondimenti

  • John Snow, On the Mode of Communication of Cholera (1855) — il testo originale, con la mappa e i dati che Snow raccolse casa per casa.
  • Steven Johnson, The Ghost Map (2006) — la ricostruzione narrativa più letta della vicenda, con buona attenzione al contesto urbano di Londra.
  • Sandra Hempel, The Strange Case of the Broad Street Pump (2007) — una biografia di Snow costruita attorno all’epidemia del 1854.
  • Stephen Halliday, The Great Stink of London (1999) — la storia parallela di Bazalgette e della costruzione della rete fognaria londinese.

Riferimenti

  • John Snow, On the Mode of Communication of Cholera, 1855, John Churchill (seconda edizione)
  • Steven Johnson, The Ghost Map, 2006, Riverhead Books
  • Sandra Hempel, The Strange Case of the Broad Street Pump, 2007, University of California Press
  • Stephen Halliday, The Great Stink of London, 1999, Sutton Publishing

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