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Atlante della storia umana

Età industrialeNazioni e industria

L'origine delle specie

La selezione naturale spiega la varietà del vivente senza bisogno di un progetto, e ridefinisce il posto dell'uomo in natura

esatto

1850Età industriale1914

In breve

Il 24 novembre 1859 l’editore londinese John Murray pubblica L’origine delle specie di Charles Darwin: 1250 copie esaurite in un giorno. Il libro propone un meccanismo semplice — variazione, eredità, sopravvivenza differenziale — che spiega la diversità del vivente senza ricorrere a un disegno intenzionale. Darwin ci lavorava in segreto da vent’anni, e pubblicò solo quando un naturalista sconosciuto, Alfred Russel Wallace, gli scrisse dalle Molucche di aver formulato per conto proprio la stessa idea. La coincidenza, gestita con una presentazione congiunta alla Linnean Society nel 1858, cambiò per sempre il modo in cui l’uomo pensa se stesso e ogni altra forma di vita.

Contesto

All’inizio dell’Ottocento la spiegazione dominante della varietà del vivente in Europa era la teologia naturale: ogni specie era un disegno separato di un creatore, fissa da sempre, adattata al proprio ambiente per prova di sapienza divina. William Paley, nel 1802, aveva reso popolare l’argomento dell’orologiaio: un meccanismo complesso implica un progettista. Non mancavano però le crepe. La geologia di Charles Lyell, nei Principles of Geology (1830-1833) letti da Darwin durante il viaggio del Beagle, mostrava che la Terra aveva un’età immensa e che i suoi paesaggi si erano formati per processi lenti e continui, non per catastrofi improvvise: se le montagne avevano avuto tempo per erodersi grano per grano, il vivente aveva avuto tempo per trasformarsi passo per passo. Jean-Baptiste Lamarck aveva già proposto nel 1809 una teoria della trasformazione delle specie, ma il suo meccanismo — l’eredità dei caratteri acquisiti per uso e disuso — non reggeva alla prova sperimentale e restava associato a un’idea di progresso lineare verso forme superiori.

Mancava un meccanismo credibile che collegasse variazione individuale ed esito di popolazione senza invocare né un progetto né una spinta intrinseca al miglioramento. Nel 1838 Darwin lesse An Essay on the Principle of Population di Thomas Malthus (1798), che descriveva come la popolazione umana crescesse più velocemente delle risorse disponibili, producendo una competizione costante per il cibo. Fu l’innesco: se in ogni generazione nascono più individui di quanti l’ambiente possa sostenere, e se gli individui variano fra loro in tratti che si trasmettono, allora quelli con varianti favorevoli sopravvivono e si riproducono in proporzione maggiore. Nessun progetto richiesto: solo variazione, eredità e un ambiente che filtra.

Svolgimento

Darwin aveva raccolto le prove sul campo fra il 1831 e il 1836, durante il viaggio del brigantino HMS Beagle intorno al mondo come naturalista di bordo. Nelle isole Galápagos, visitate nel settembre-ottobre 1835, osservò fringuelli, tartarughe giganti e iguane che variavano leggermente da un’isola all’altra — materiale che, riordinato negli anni successivi da esperti come l’ornitologo John Gould, si rivelò più importante nella ricostruzione retrospettiva della teoria che nel momento stesso della raccolta: Darwin, sul campo, non annotò con cura da quale isola provenisse ogni esemplare di fringuello, un dettaglio che gli storici della scienza sottolineano per correggere la leggenda di un’illuminazione istantanea alle Galápagos.

Tornato in Inghilterra, Darwin sviluppò l’idea in privato. Nel suo taccuino B, aperto nel 1837, disegnò il primo schizzo di un albero della vita ramificato, con l’annotazione “I think”. Nel 1842 scrisse un abbozzo di 35 pagine, ampliato nel 1844 in un saggio di 230 pagine che affidò a un collega con istruzioni di pubblicarlo in caso di morte prematura. Non lo pubblicò: temeva le conseguenze — religiose, sociali, per la propria reputazione di gentiluomo di scienza — di un’idea che toglieva all’uomo un posto speciale nel creato, e passò invece anni a costruire prove solide, incluso uno studio monumentale sui cirripedi (i balani) durato otto anni.

Il 18 giugno 1858 arrivò da Ternate, nelle Molucche (odierna Indonesia), una lettera che sconvolse quel piano. Alfred Russel Wallace, naturalista collezionista che si manteneva vendendo esemplari raccolti nell’arcipelago malese, aveva scritto durante un accesso di febbre un saggio, On the Tendency of Varieties to Depart Indefinitely from the Original Type, che descriveva un meccanismo quasi identico a quello di Darwin, arrivandoci anch’egli passando da Malthus. Chiedeva a Darwin, di cui conosceva la fama come naturalista, di leggerlo e farlo circolare. Darwin si trovò davanti al proprio lavoro di vent’anni anticipato da uno sconosciuto.

Sconvolto — e in quei giorni colpito dalla morte del figlio più piccolo per scarlattina — Darwin si affidò ai due amici che conoscevano da tempo il suo lavoro non pubblicato, il geologo Charles Lyell e il botanico Joseph Dalton Hooker. Questi organizzarono una soluzione che salvaguardasse entrambi: una presentazione congiunta alla Linnean Society di Londra, il 1° luglio 1858, che accostava estratti del saggio di Darwin del 1844 e di una sua lettera del 1857 al botanico americano Asa Gray al saggio di Wallace. Né Darwin, trattenuto dal lutto, né Wallace, ancora nelle Molucche e informato solo mesi dopo, erano presenti. La lettura, dal titolo On the Tendency of Species to form Varieties; and on the Perpetuation of Varieties and Species by Natural Means of Selection, passò quasi inosservata: il presidente della società annotò nel suo rapporto annuale che il 1858 non era stato segnato da scoperte rivoluzionarie.

Spronato dall’urgenza, Darwin scrisse in tredici mesi un “estratto” delle sue note — che restò comunque un libro di oltre 500 pagine. On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life uscì il 24 novembre 1859, scritto in gran parte a Down House, la casa di campagna nel Kent dove Darwin viveva dal 1842. Evitò quasi del tutto la questione dell’origine umana, limitandosi a una frase: “si getterà luce sull’origine dell’uomo e sulla sua storia” — una scelta deliberata per contenere la controversia, che affrontò di petto solo dodici anni dopo in The Descent of Man (1871).

Conseguenze

Nel breve periodo il libro provocò un dibattito pubblico acceso. Il più celebre scontro fu quello del 30 giugno 1860 a Oxford, all’incontro della British Association for the Advancement of Science, fra il vescovo Samuel Wilberforce e il biologo Thomas Henry Huxley — che si autodefinì “il mazzafrusto di Darwin” per la sua difesa aggressiva della teoria. Non tutta la resistenza fu religiosa: molti naturalisti contestavano l’assenza, nella teoria di Darwin, di un meccanismo dell’eredità che spiegasse come le variazioni si trasmettessero senza diluirsi — un buco che solo la riscoperta delle leggi di Gregor Mendel, all’inizio del Novecento, avrebbe colmato.

Nel lungo periodo la teoria ristrutturò la biologia. La fusione fra selezione naturale e genetica mendeliana, negli anni 1930-1940, produsse la cosiddetta sintesi moderna, tuttora l’impalcatura della biologia evolutiva. Il darwinismo — termine che paradossalmente fu proprio Wallace a rendere popolare nel titolo di un suo libro del 1889 — cambiò anche la geologia, la paleontologia e, con la scoperta del DNA nel Novecento, trovò conferma molecolare diretta nella parentela fra tutte le forme di vita.

Ci fu anche un effetto distorsivo. L’espressione “sopravvivenza del più adatto”, coniata dal filosofo Herbert Spencer e non da Darwin, fu applicata alla società umana per giustificare disuguaglianze economiche e coloniali — il cosiddetto darwinismo sociale — in un travisamento che Darwin stesso non avallò mai esplicitamente nei suoi scritti scientifici, ma che il linguaggio della sua opera rese disponibile per l’appropriazione politica, con conseguenze che arrivarono fino alle politiche eugenetiche del primo Novecento.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La ricostruzione si basa su un archivio eccezionalmente ricco per gli standard ottocenteschi. Il Darwin Correspondence Project, che ha digitalizzato e annotato oltre quindicimila lettere di e per Darwin, permette di seguire quasi giorno per giorno lo sviluppo della teoria e la crisi del giugno 1858. I taccuini di trasmutazione (B, C, D, E), tenuti fra il 1837 e il 1839 e conservati alla Cambridge University Library, mostrano il pensiero di Darwin allo stato grezzo, incluso il celebre schizzo dell’albero della vita. Le lettere di Wallace, in parte perdute — la sua corrispondenza personale con Darwin del periodo cruciale non si è conservata per intero — restano più frammentarie, ed è uno dei motivi per cui la sua parte nella storia è stata a lungo raccontata in modo più povero di quella di Darwin.

Un punto resta dibattuto fra gli storici della scienza: se Darwin, ricevuta la lettera di Wallace, si sia comportato in modo pienamente corretto nel far valere la propria priorità attraverso Lyell e Hooker. Studi meticolosi sulla cronologia postale fra le Molucche e Londra (il più influente è quello di John van Wyhe) hanno concluso che non ci fu alcuna manipolazione delle date, ma il sospetto circolò per oltre un secolo, alimentato dal fatto che fu Darwin, non Wallace, a raccogliere quasi tutto il credito pubblico nonostante l’accordo formale del 1858 mettesse i due naturalisti sullo stesso piano. Resta discusso, inoltre, quanto le Galápagos abbiano davvero innescato l’intuizione di Darwin sul campo, oppure se il loro ruolo — enfatizzato dai musei e dai libri divulgativi — sia stato ricostruito a posteriori, quando Darwin comprese retrospettivamente il significato di esemplari raccolti con altra cura sistematica.

Approfondimenti

  • Charles Darwin, On the Origin of Species by Means of Natural Selection (1859) — il testo stesso: sorprendentemente leggibile, pieno di dubbi dichiarati e di esempi tratti dall’allevamento domestico più che dalla natura selvaggia.
  • Janet Browne, Charles Darwin: The Power of Place (2002) — il secondo volume della biografia definitiva, che segue con dovizia di dettagli la crisi del 1858 e la stesura del libro.
  • Michael Shermer, In Darwin’s Shadow (2002) — la biografia di Wallace che restituisce peso e autonomia alla sua scoperta indipendente, senza ridurlo a comparsa.
  • Peter J. Bowler, Evolution: The History of an Idea (2003) — la storia intellettuale di lungo periodo, utile per capire come l’idea di evoluzione circolasse già prima di Darwin e cosa aggiunse esattamente la selezione naturale.

Riferimenti

  • Charles Darwin, On the Origin of Species by Means of Natural Selection, 1859, John Murray
  • Charles Darwin, Alfred Russel Wallace, On the Tendency of Species to form Varieties; and on the Perpetuation of Varieties and Species by Natural Means of Selection, 1858, Journal of the Proceedings of the Linnean Society of London, Zoology
  • Janet Browne, Charles Darwin: The Power of Place, 2002, Alfred A. Knopf
  • Michael Shermer, In Darwin's Shadow: The Life and Science of Alfred Russel Wallace, 2002, Oxford University Press
  • Peter J. Bowler, Evolution: The History of an Idea, 2003, University of California Press

Alcuni di questi riferimenti non sono ancora stati controllati sull'originale: sono elencati in TODO-fonti.md in attesa di verifica. Preferiamo dirlo che lasciarlo intendere.