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Atlante della storia umana

Basso medioevoCrescita europea

Le crociate

Due secoli di guerre in Levante, con effetti duraturi soprattutto sul commercio italiano e sui rapporti con Bisanzio

esatto

1.000 d.C.Basso medioevo1400

In breve

Nel novembre 1095 papa Urbano II lanciò a Clermont un appello alle armi che mise in moto quasi due secoli di spedizioni verso il Levante: le crociate. La prima raggiunse Gerusalemme nel 1099 e vi fondò un pugno di stati cristiani lungo la costa siro-palestinese; le successive, fino alla caduta di Acri nel 1291, li difesero, li persero in parte e provarono a rifondarli. Il bilancio più duraturo, però, non si misura in Terra Santa: le repubbliche marinare italiane — Venezia, Genova, Pisa — ne uscirono con basi commerciali stabili nel Mediterraneo orientale, e Bisanzio, saccheggiata dagli stessi crociati nel 1204, non si riprese mai del tutto.

Contesto

Nell’XI secolo l’Europa latina usciva da secoli di stagnazione demografica: il clima si era fatto più mite, i dissodamenti avanzavano, e una popolazione in crescita produceva più figli cadetti di quanti la primogenitura potesse sistemare con terre. Erano uomini armati e senza eredità: la Chiesa aveva già provato a incanalarne la violenza con la Pace di Dio e la Tregua di Dio, che limitavano nei giorni e nei bersagli le faide fra signori. Il papato riformatore, impegnato nella lotta per le investiture contro l’imperatore, aveva interesse a mostrarsi guida di un’impresa comune che nessun sovrano laico poteva rivendicare come propria.

Sul lato orientale, la sconfitta bizantina a Manzikert nel 1071 aveva aperto l’Anatolia ai turchi selgiuchidi, privando l’impero della sua principale riserva di terre e di reclute. L’imperatore Alessio I Comneno chiese aiuto militare all’Occidente al concilio di Piacenza, nella primavera del 1095: mercenari, non un esercito di popolo. Ma il mondo islamico che i crociati avrebbero incontrato non era un blocco compatto: il sultanato selgiuchide si era frammentato dopo la morte di Malik-Shah nel 1092 in emirati rivali (Aleppo, Damasco, Mosul), in conflitto anche con il califfato fatimide sciita del Cairo, che proprio nel 1098 aveva strappato Gerusalemme ai turchi. Questa frammentazione politica, più della forza militare crociata, spiega perché una spedizione di poche decine di migliaia di uomini poté avere successo nel 1099. Restava, infine, la tradizione secolare del pellegrinaggio cristiano a Gerusalemme, in genere tollerato sotto il dominio musulmano: notizie di pellegrini molestati circolavano in Europa, amplificate più dalla propaganda del momento che da un reale mutamento delle condizioni di viaggio.

Svolgimento

A Clermont, il 27 novembre 1095, Urbano II tenne un discorso di cui non resta un testo autentico: le quattro versioni giunte furono scritte dopo il 1099, con il senno di poi, e insistono in proporzioni diverse su tre temi — difesa dei pellegrini, richiesta bizantina di aiuto contro i turchi, ambizione di ricomporre la frattura con la chiesa d’Oriente. Quale pesasse di più per Urbano resta materia di discussione.

La risposta superò ogni previsione. Una prima ondata popolare, guidata da Pietro l’Eremita, si dissolse in Anatolia nel 1096. L’esercito dei principi — Goffredo di Buglione, Boemondo di Taranto, Raimondo di Tolosa fra gli altri — prese Nicea nel 1097, resistette a un lungo assedio ad Antiochia nel 1097-98, e il 15 luglio 1099 conquistò Gerusalemme con un massacro della popolazione, le cui cifre tramandate dai cronisti sono oggi ritenute gonfiate a fini edificanti. Nacquero quattro stati crociati: la contea di Edessa, il principato di Antiochia, la contea di Tripoli, il regno di Gerusalemme. A difesa dei pellegrini e delle frontiere sorsero gli ordini religioso-militari, Templari e Ospitalieri in testa.

La perdita di Edessa nel 1144, per mano dell’atabeg Zengi, provocò la seconda crociata (1147-1149), fallita sotto le mura di Damasco. Il successore di Zengi, Nur al-Din, e poi il suo luogotenente Saladino unificarono Egitto e Siria sotto un’unica autorità sunnita: nel 1187, dopo la disfatta crociata a Hattin, Saladino riprese Gerusalemme. La terza crociata (1189-1192) — Riccardo Cuor di Leone, Filippo Augusto, Federico Barbarossa annegato lungo il tragitto — recuperò la fascia costiera senza la città santa, e ottenne da Saladino una tregua che garantiva l’accesso dei pellegrini.

La quarta crociata (1202-1204) prese una direzione diversa da tutte le altre: indebitata con Venezia per il nolo della flotta, saccheggiò prima la città cristiana di Zara e poi, nel 1204, Costantinopoli stessa, senza mai raggiungere la Terra Santa; sul trono bizantino fu insediato un imperatore latino. Le crociate seguenti — la quinta contro l’Egitto, la sesta di Federico II, che nel 1229 riottenne Gerusalemme per trattato e senza combattere, le due di Luigi IX di Francia, morto sotto le mura di Tunisi nel 1270 — non invertirono il declino degli stati crociati, stretti fra mongoli e mamelucchi d’Egitto. Il 18 maggio 1291 i mamelucchi presero Acri, l’ultima piazzaforte crociata sulla terraferma levantina.

Conseguenze

Nel breve periodo le crociate lasciarono stati fragili, dipendenti da rinforzi periodici dall’Europa e da una demografia locale che non li sosteneva, e un massacro fondativo che segnò per generazioni i rapporti con la popolazione musulmana e greca della regione.

L’effetto più duraturo riguardò il commercio. Le repubbliche marinare italiane — Venezia in testa, poi Genova e Pisa — fornirono le flotte che trasportavano uomini e rifornimenti, e in cambio ottennero quartieri autonomi (i fondaci) e privilegi doganali nei porti del Levante e, dopo il 1204, nella stessa Costantinopoli. Venezia aveva già ricevuto concessioni commerciali da Alessio I Comneno nel 1082, in cambio di appoggio navale contro i normanni: le crociate non inventarono il legame commerciale italo-bizantino, lo trasformarono in una rete di basi permanenti che incanalava spezie, seta e altri beni di lusso verso il Mediterraneo occidentale, e su questa rendita si costruì buona parte della potenza economica delle città marinare nei due secoli successivi.

Su Bisanzio l’effetto fu opposto a quello annunciato nel 1095: un movimento nato in parte per sostenerla contro i turchi la lasciò irrimediabilmente indebolita. Il sacco del 1204 spezzò l’impero in stati rivali — l’impero latino di Costantinopoli, l’impero di Nicea, il despotato d’Epiro, l’impero di Trebisonda — e anche dopo la riconquista della capitale da Nicea nel 1261 Bisanzio non recuperò mai la forza precedente. Che quella ferita abbia reso possibile, due secoli e mezzo più tardi, la conquista ottomana del 1453 è una lettura ampiamente condivisa, ma va evitata la scorciatoia di farne un’unica linea retta: nel mezzo stanno altre guerre, altri assedi, altre scelte. Le crociate aggravarono anche la rottura ecclesiastica del 1054, le scomuniche reciproche fra Roma e Costantinopoli: dopo il 1204 la diffidenza greca verso i latini divenne strutturale, e sopravvisse alla stessa caduta politica di Bisanzio.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

Le fonti latine vanno dalla cronaca anonima e diretta di un cavaliere del seguito di Boemondo, scritta a ridosso degli eventi, alle sintesi più tarde, come quella dell’arcivescovo Guglielmo di Tiro, composta decenni dopo la fondazione del regno di Gerusalemme. Sul versante musulmano restano cronache come quella di Ibn al-Athir e le memorie di un notabile siriano, Usama ibn Munqidh, che raccontano anche la convivenza quotidiana oltre lo scontro. Sul versante bizantino, la principessa Anna Comnena narrò il passaggio dei crociati durante il regno del padre Alessio, con un punto di vista esplicitamente ostile ai “Celti” venuti da occidente.

Tre punti restano dibattuti e vanno detti come tali. Il primo è già nel discorso di Clermont: le motivazioni attribuite a Urbano II — difesa dei pellegrini, richiesta bizantina, riunificazione con la chiesa orientale — vengono da resoconti scritti dopo il successo della spedizione, e la storiografia non concorda su quale pesasse di più nella sua intenzione originaria. Il secondo riguarda il massacro di Gerusalemme del 1099: le cifre dei cronisti, che parlano di decine di migliaia di morti, sono considerate oggi sovrastimate rispetto alla popolazione reale della città, senza che questo attenui la gravità dell’evento. Il terzo riguarda la quarta crociata: se la deviazione su Costantinopoli fosse un piano veneziano premeditato — la lettura più antica, legata anche al giudizio severo di Runciman — o il risultato di una catena di circostanze contingenti, fra debiti non pagati e le promesse di un pretendente al trono bizantino, come sostiene la storiografia più recente, resta aperto. Va infine ricordato un anacronismo di comodo: il termine stesso “crociata” è una categorizzazione posteriore; i contemporanei parlavano di pellegrinaggio armato o semplicemente di “iter”, il cammino.

Approfondimenti

  • Gesta Francorum et aliorum Hierosolymitanorum — la cronaca anonima più antica della prima crociata, scritta da un partecipante senza formazione teologica: la fonte più grezza e più vicina agli eventi.
  • Jonathan Riley-Smith, The Crusades: A History (2005) — la sintesi di riferimento, particolarmente utile sulle istituzioni interne degli stati crociati.
  • Thomas Asbridge, The Crusades: The War for the Holy Land (2010) — narrazione più accessibile, con un equilibrio deliberato fra il punto di vista cristiano e quello musulmano.
  • Steven Runciman, A History of the Crusades (1951) — la grande narrazione classica in tre volumi: fondamentale, ma il suo giudizio severo su Venezia nella quarta crociata è oggi discusso (vedi «Come lo sappiamo»).

Riferimenti

  • Gesta Francorum et aliorum Hierosolymitanorum
  • Jonathan Riley-Smith, The Crusades: A History, 2005, Yale University Press
  • Thomas Asbridge, The Crusades: The War for the Holy Land, 2010, Simon & Schuster UK
  • Steven Runciman, A History of the Crusades, 1951, Cambridge University Press

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