In breve
Il 16 luglio 1054, nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli, il cardinale Umberto di Silva Candida, legato di papa Leone IX, depose sull’altare una bolla che scomunicava il patriarca Michele Cerulario. Pochi giorni dopo Cerulario convocò un sinodo che scomunicò a sua volta i legati papali. L’episodio nacque da uno scontro su questioni liturgiche e di giurisdizione, non da una rottura dottrinale improvvisa, e i contemporanei non lo vissero come la fine dei rapporti fra le due chiese: le scomuniche colpivano solo le persone coinvolte, e i contatti fra Roma e Costantinopoli proseguirono per secoli. Conta perché la storiografia lo usa convenzionalmente come lo spartiacque simbolico fra chiesa latina e chiesa greca, in un processo di allontanamento che era iniziato molto prima e che si sarebbe concluso, per molti storici, solo un secolo e mezzo più tardi.
Contesto
Roma e Costantinopoli parlavano lingue diverse, la latina e la greca, e avevano attraversato secoli diversi. Dopo la fine dell’impero romano d’Occidente nel V secolo, il papato si era trovato a operare in un mondo di regni germanici e poi di riforma carolingia, mentre Costantinopoli restava la capitale di un impero continuo, con un imperatore che si considerava il naturale protettore della chiesa. Le due chiese avevano sviluppato pratiche diverse: il clero latino era in via di celibato obbligatorio, quello greco no; la liturgia latina usava pane azzimo per l’eucaristia, quella greca pane lievitato, e nel 1053 l’arcivescovo Leone di Ocrida accusò i latini di “giudaizzare” per questo. Da tempo, poi, la chiesa latina aveva aggiunto al Credo niceno-costantinopolitano la clausola Filioque, secondo cui lo Spirito Santo procede dal Padre “e dal Figlio”: una formula nata in Spagna visigota nel VI secolo, diffusa nell’Europa carolingia e inserita nella liturgia di Roma solo nel 1014, che l’Oriente non aveva mai accettato e che già nel IX secolo, al tempo del patriarca Fozio, era stata motivo di rottura temporanea.
A questo si aggiungeva un conflitto concreto: i Normanni, insediati nell’Italia meridionale dagli anni 1010, stavano conquistando i territori bizantini di Puglia e Calabria e imponendo il rito latino alle chiese greche locali. Papa Leone IX, che rivendicava giurisdizione su quelle stesse chiese, marciò contro i Normanni e fu sconfitto e catturato nella battaglia di Civitate, nel giugno 1053. Prigioniero, cercò un’alleanza con l’imperatore bizantino Costantino IX Monomaco contro il nemico comune: è in questo contesto di necessità politica, non di disputa teologica astratta, che partì la legazione che sarebbe arrivata a Costantinopoli l’anno dopo.
Svolgimento
Nel 1053 Cerulario, forse in risposta alle pressioni normanne sulle chiese greche d’Italia, fece chiudere le chiese di rito latino a Costantinopoli. Umberto di Silva Candida rispose con un trattato polemico, l’Adversus Graecorum calumnias, e papa Leone IX inviò a Costantinopoli una legazione composta dallo stesso Umberto, dal cardinale Federico di Lorena (futuro papa Stefano IX) e dall’arcivescovo Pietro di Amalfi, con l’incarico di negoziare l’alleanza militare e insieme risolvere la disputa liturgica.
I legati arrivarono a Costantinopoli nella primavera del 1054. Le trattative con l’imperatore procedettero, ma quelle con il patriarca si arenarono subito: Cerulario rifiutò di riceverli con gli onori richiesti e contestò le pretese di primato romano che Umberto sosteneva anche citando la Donazione di Costantino, un documento che secoli dopo si sarebbe rivelato un falso altomedievale. Il 19 aprile 1054, mentre i legati erano ancora in viaggio o appena arrivati, Leone IX morì a Roma: un fatto che pone un problema che gli storici discutono ancora, perché un mandato di legazione si estingueva tradizionalmente con la morte del pontefice che lo aveva concesso.
Il 16 luglio 1054, durante la liturgia nella basilica di Santa Sofia, Umberto depose sull’altare una bolla di scomunica contro Cerulario, accusandolo di una serie di errori dottrinali e disciplinari, e lasciò la città subito dopo. Il 20 luglio Cerulario convocò un sinodo che scomunicò a sua volta Umberto e i suoi compagni di legazione, non il papa né la chiesa romana nel suo complesso. Nei mesi successivi circolarono lettere e accuse reciproche — i greci bollati come “prozimiti” per l’uso del pane lievitato, i latini come “azimiti” per l’uso di quello azzimo — ma nessuno dei due atti pretendeva di scomunicare l’altra chiesa intera.
Conseguenze
Nell’immediato l’episodio ebbe un’eco modesta: diversi cronisti bizantini coevi lo ricordano appena, segno che non fu percepito come un evento epocale. I contatti fra Roma e Costantinopoli continuarono, e nei due secoli successivi ci furono ripetuti tentativi di riconciliazione, culminati nei concili di unione di Lione (1274) e di Firenze (1439), entrambi falliti nella pratica ma impossibili da spiegare se lo scisma del 1054 fosse stato davvero percepito come definitivo. Anche nel Novecento le scomuniche del 1054 furono revocate formalmente: nel 1965 papa Paolo VI e il patriarca Atenagora I le dichiararono “cancellate dalla memoria della chiesa”, un gesto che avrebbe avuto poco senso se avessero riguardato due chiese intere anziché due uomini.
Il vero punto di non ritorno, per molti storici, arrivò invece il 1204, quando i crociati della quarta crociata saccheggiarono Costantinopoli, ne spogliarono le chiese e vi insediarono un imperatore e un patriarca latini: un evento trattato altrove in questo atlante, ma che va ricordato qui perché incise sui rapporti fra le due chiese assai più a fondo delle scomuniche reciproche di un cardinale e di un patriarca. Sul lungo periodo, la divergenza fra chiesa cattolica e chiesa ortodossa — di teologia, di liturgia, di rapporto fra potere religioso e potere politico — avrebbe comunque segnato in modo duraturo la storia culturale e politica dell’Europa, dai Balcani alla Rus’ di Kiev, che aveva ricevuto il cristianesimo da Costantinopoli solo pochi decenni prima.
Nel frattempo altrove
- 820 d.C.Al-Khwarizmi — Medio Oriente
- 900 d.C.Rapa Nui — Oceania
- 960 d.C.La rivoluzione Song — Asia orientale
- 1.000 d.C.Vichinghi a Terranova — Americhe
- 1050Cahokia — Americhe
- 1100Il Grande Zimbabwe — Africa
- 1206Il sultanato di Delhi — Asia meridionale
Come lo sappiamo
Gli atti del 1054 sono documenti che si possono leggere ancora oggi: il testo della bolla di scomunica, la risposta sinodale di Cerulario e le lettere scambiate nei mesi precedenti (compresa quella di Leone di Ocrida sul pane azzimo) sono raccolti nell’edizione critica ottocentesca di Cornelius Will, che resta il punto di riferimento filologico per chi vuole leggere le fonti dirette e non solo i loro riassunti.
Su tre punti la storiografia è divisa. Il primo è se i legati avessero ancora un mandato valido a luglio 1054, essendo morto il papa che li aveva inviati in aprile: la questione tocca la validità stessa dell’atto di scomunica ed è, per costruzione, irrisolvibile in modo definitivo. Il secondo è la scala dell’evento: Steven Runciman, scrivendo negli anni Cinquanta, collegava esplicitamente il 1054 alle invasioni normanne e alla riforma papale come cause profonde, più che come effetto isolato; Henry Chadwick, in una sintesi più recente che copre otto secoli fino al concilio di Firenze, insiste sul fatto che il 1054 fu un momento fra tanti in un processo lunghissimo, cominciato almeno con la controversia sul Filioque discussa da Fozio nel IX secolo (su cui è specificamente incentrato lo studio di Tia Kolbaba). Il terzo, e forse il più importante per chi legge oggi questa voce, è se abbia senso parlare de “lo scisma del 1054” come di un evento unico: la lettura oggi prevalente lo considera piuttosto un’etichetta convenzionale, comoda per la didattica, che la ricerca più recente tende a smontare a favore di un racconto di divergenza graduale su più fronti — teologico, liturgico, politico — la cui rottura irreversibile va cercata altrove, nel 1204.
Approfondimenti
- Henry Chadwick, East and West: The Making of a Rift in the Church (2003) — la sintesi più ampia, dagli apostoli al concilio di Firenze: colloca il 1054 in una prospettiva di otto secoli invece che isolarlo come evento a sé.
- Steven Runciman, The Eastern Schism (1955) — lo studio classico, più datato ma ancora citato, che lega esplicitamente la rottura del 1054 alle invasioni normanne e alla riforma papale dell’XI secolo.
- Tia M. Kolbaba, Inventing Latin Heretics: Byzantines and the Filioque in the Ninth Century (2008) — per capire quanto le accuse dottrinali del 1054 avessero radici già due secoli prima, al tempo del patriarca Fozio.
- Cornelius Will (a cura di), Acta et scripta quae de controversiis ecclesiae Graecae et Latinae saeculo undecimo composita extant (1861) — l’edizione critica dei documenti originali: la bolla, la risposta sinodale, le lettere. Utile per chi vuole leggere le fonti dirette invece dei riassunti.