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Atlante della storia umana

Imperi antichiL'apogeo

Teotihuacán

Una metropoli pianificata nel bacino del Messico, e un potere di cui non conosciamo i sovrani

circa

200 a.C.Imperi antichi500 d.C.

In breve

Fra il I e il VI secolo d.C., nel bacino del Messico, sorge e si sviluppa la città più grande delle Americhe precolombiane e una delle maggiori del mondo di allora: fra centomila e centocinquantamila abitanti al suo apogeo, distribuiti su circa venti chilometri quadrati di isolati disposti secondo una griglia rigida. Teotihuacán costruisce piramidi monumentali, esporta ossidiana in tutta la Mesoamerica e lascia il proprio segno fino nelle iscrizioni maya del Petén, a più di mille chilometri di distanza. Ha però una caratteristica che la rende anomala fra le grandi capitali antiche: non ha lasciato ritratti di re, né liste dinastiche, né un sistema di scrittura leggibile. Sappiamo che fu potentissima e non sappiamo chi la governasse.

Contesto

Il bacino del Messico è una conca chiusa a 2200 metri di quota, occupata all’epoca da un sistema di laghi poco profondi. È un ambiente produttivo ma fragile: gelate, piogge concentrate in pochi mesi e nessuno sbocco naturale delle acque. L’agricoltura intensiva vi era possibile grazie a canali, terrazzamenti e coltivazione su suoli irrigati, e la valle di Teotihuacán, con le sue sorgenti, offriva un vantaggio idrico decisivo.

Prima di Teotihuacán il centro maggiore della conca era Cuicuilco, nel settore meridionale. La sua fine è legata all’attività del vulcano Xitle, che ne seppellì il territorio sotto la lava; la datazione dell’eruzione è discussa e oscilla di secoli, ma la conseguenza demografica è chiara: popolazione in movimento, e un centro alternativo pronto ad assorbirla. Qui la geologia fa la storia più della politica.

Alle spalle c’era inoltre un’eredità mesoamericana comune, sviluppata da almeno un millennio: mais, fagioli e zucca come base alimentare, calendario, gioco della palla, architettura a piattaforme, e la sperimentazione politica degli Olmechi sulla costa del Golfo. Teotihuacán non inventa la città mesoamericana, la porta a una scala che nessuno aveva tentato.

Svolgimento

Verso la fine del I secolo a.C. l’insediamento comincia a crescere rapidamente. Intorno al 100 d.C. viene impostato il piano regolatore, ed è la scelta più impressionante della città: un asse principale, che gli Aztechi chiameranno molto più tardi Viale dei Morti, e una griglia ortogonale ruotata di circa quindici gradi e mezzo a est del nord, mantenuta per secoli su tutta l’area urbana. Un simile allineamento richiede un’autorità capace di imporre una norma a migliaia di cantieri privati, e di farla rispettare per generazioni.

La Piramide del Sole viene completata nel corso del II secolo, quella della Luna in fasi successive. Al Tempio del Serpente Piumato è associata una deposizione di oltre duecento individui sacrificati, molti in assetto militare e con le mani legate: la costruzione del monumento politico passa anche da qui, e va detto senza eufemismi.

La città è multietnica. Gli scavi hanno identificato un quartiere di provenienza oaxaqueña, con tombe e ceramiche zapoteche, e un quartiere legato alle terre basse del Golfo e all’area maya. Migliaia di abitanti vivevano in complessi residenziali a corte chiusa, condivisi da gruppi di famiglie, molti dei quali specializzati in una lavorazione: ossidiana, ceramica, intonaci, pigmenti. L’economia poggiava in larga misura sull’ossidiana verde di Pachuca, una risorsa di qualità eccezionale il cui controllo produsse strumenti distribuiti in mezza Mesoamerica.

Nel 378 le iscrizioni maya di Tikal registrano l’arrivo di un personaggio, Siyaj K’ak’, in coincidenza con la morte del re locale e l’insediamento di una nuova linea dinastica legata a Teotihuacán. È l’unico episodio della storia teotihuacana che possiamo datare al giorno, e paradossalmente ci arriva da fuori.

Intorno alla metà del VI secolo il centro cerimoniale viene incendiato in modo selettivo: bruciano i templi lungo l’asse principale, non l’intera città. La popolazione non scompare ma si disperde, e i grandi complessi vengono abbandonati nel corso di alcune generazioni.

Conseguenze

Teotihuacán resta per un millennio il modello di che cosa sia una città in Mesoamerica. Le sue forme architettoniche, il suo stile pittorico e la sua iconografia vengono ripresi, citati e rivendicati da centri successivi. I Mexica, che arrivano nella conca quasi ottocento anni dopo l’abbandono, la trovano in rovina e la interpretano come il luogo in cui gli dèi crearono il mondo: il nome con cui la conosciamo è nahuatl e postumo, e gli imperatori aztechi vi facevano pellegrinaggi e vi prelevavano oggetti antichi da deporre nei propri templi.

Sul piano economico l’eredità è la dimostrazione che una rete di scambio a scala continentale poteva funzionare senza animali da traino, senza ruota per il trasporto e senza moneta, poggiando su portatori, mercati e obblighi tributari. È un ordine economico diverso da quello eurasiatico, non una sua versione arretrata.

Resta un vuoto che nessuna eredità colma. Non sappiamo quale lingua si parlasse a Teotihuacán, né come i suoi abitanti chiamassero la città, né in che forma fosse organizzato il comando. Che una potenza di quel peso sia per noi anonima non dipende da una sua presunta semplicità, ma da due fatti: non usò un sistema di scrittura estesa come quello maya, e la documentazione mesoamericana che avrebbe potuto aiutarci a interpretarla — i codici — fu in gran parte distrutta durante la conquista spagnola e nei decenni successivi.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La base è archeologica e cartografica. Il Teotihuacan Mapping Project diretto da René Millon dagli anni Sessanta ha rilevato sistematicamente l’intera area urbana, ed è da quel lavoro che vengono la griglia, il conteggio dei complessi residenziali e le stime di popolazione. Gli scavi successivi nei quartieri, in particolare a Teopancazco e nel settore di Xalla, hanno aggiunto il tessuto sociale: chi viveva con chi, chi lavorava che cosa, da dove venivano le persone. Le analisi isotopiche sui resti umani permettono oggi di distinguere individui nati nella città da immigrati, confermando l’immagine multietnica.

Dagli anni Duemila l’esplorazione dei tunnel sotto il Tempio del Serpente Piumato e sotto la Piramide del Sole ha restituito depositi rituali intatti, con conseguenze soprattutto sull’interpretazione religiosa.

Su quattro punti la discussione è aperta e non va chiusa d’arbitrio. Il primo è la popolazione: le stime vanno da ottantamila a oltre duecentomila, perché dipendono da quante persone si assume vivessero in ciascun complesso residenziale. Il secondo è la forma del potere: l’assenza di ritratti dinastici ha fatto proporre un governo collegiale o corporativo, condiviso fra case nobiliari e quartieri, ma non si può escludere una monarchia che scelse di non rappresentarsi, e la questione resta genuinamente irrisolta. Il terzo è il 378 di Tikal: se fu conquista militare, insediamento di un vassallo o appropriazione del prestigio teotihuacano da parte di attori maya locali, è oggetto di letture opposte fra epigrafisti. Il quarto è il crollo: l’incendio selettivo dei templi indica un evento interno, forse una rivolta contro il gruppo dirigente, ma le cronologie proposte coprono un secolo e le cause ambientali — siccità prolungate, deforestazione della valle — sono discusse come concause senza prove decisive.

Va detto infine che la datazione al 100 usata in questa scheda è una convenzione: indica l’impostazione del piano urbano, non una fondazione, che fu graduale.

Approfondimenti

  • Esther Pasztory, Teotihuacan: An Experiment in Living (1997) — la lettura della città come progetto sociale deliberato, attenta alla pittura murale.
  • René Millon, Urbanization at Teotihuacan, Mexico (1973) — il rilievo che ha reso possibile tutto il resto. Tecnico, ma la mappa vale da sola.
  • Linda R. Manzanilla, saggi sui quartieri e sulle società corporative (dal 2015) — la principale sostenitrice del governo non monarchico, e la migliore fonte sulla vita nei complessi residenziali.
  • David Stuart, The Arrival of Strangers (2000) — il caso di Tikal visto dalle iscrizioni maya, cioè Teotihuacán guardata da fuori.

Riferimenti

  • René Millon, Urbanization at Teotihuacan, Mexico, vol. 1: The Teotihuacan Map, 1973, University of Texas Press
  • Esther Pasztory, Teotihuacan: An Experiment in Living, 1997, University of Oklahoma Press
  • Linda R. Manzanilla, Cooperation and tensions in multiethnic corporate societies using Teotihuacan, Central Mexico, as a case study, 2015, PNAS
  • David Stuart, The Arrival of Strangers: Teotihuacan and Tolan in Classic Maya History, 2000

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