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Atlante della storia umana

Età industrialeNazioni e industria

Italia e Germania

Due nuovi stati nazionali cambiano l'equilibrio europeo

esatto

1850Età industriale1914

In breve

Tra il 1861 e il 1871 due mosaici di stati italiani e tedeschi si ricompongono in monarchie nazionali unitarie, per vie molto diverse ma con una logica per certi versi speculare. In Italia il piccolo Regno di Sardegna, guidato dal Piemonte, assorbe la penisola attraverso una combinazione di diplomazia, guerre e spedizioni volontarie; in Germania la Prussia di Otto von Bismarck usa tre guerre calcolate per escludere l’Austria e imporre l’unità sotto la propria corona. Il Regno d’Italia è proclamato il 17 marzo 1861, l’Impero tedesco il 18 gennaio 1871 nella Galleria degli Specchi di Versailles. Il secondo diventa in pochi decenni la maggiore potenza industriale e militare del continente, ridisegnando gli equilibri che il congresso di Vienna aveva fissato nel 1815.

Contesto

Fino a metà Ottocento né l’Italia né la Germania esistevano come stati: erano espressioni geografiche, per usare la formula attribuita a Metternich, cioè mosaici di stati sovrani, spesso piccolissimi, tenuti insieme da equilibri dinastici e dalla sorveglianza delle grandi potenze. L’assetto uscito dal congresso di Vienna del 1814-15 aveva restaurato quel pulviscolo dopo l’irruzione napoleonica: la penisola italiana contava sette stati, dal Regno di Sardegna al Regno delle Due Sicilie, con il Lombardo-Veneto sotto amministrazione diretta austriaca e i ducati centrali legati a Vienna da vincoli dinastici; il mondo tedesco era organizzato nella Confederazione germanica, trentanove stati sovrani presieduti nominalmente dall’Austria asburgica, con la Prussia come secondo polo di potere.

Napoleone aveva comunque lasciato un’eredità che i restauratori del 1815 non riuscirono a cancellare: codici amministrativi unificati, confini semplificati (l’Italia era passata da centinaia di entità di antico regime a poche decine), e soprattutto l’idea, diffusa tra le élite colte, che nazione e stato dovessero coincidere. Le rivolte del 1820-21, del 1830-31 e infine il 1848 — la voce sul 1848 ne racconta la dimensione europea — avevano già messo alla prova quell’idea, fallendo ovunque sul piano militare ma lasciando in eredità un ceto di esuli, giornalisti e cospiratori (Mazzini in Italia, i “quarantottardi” tedeschi emigrati in massa negli Stati Uniti dopo la repressione) che tennero viva la causa nazionale.

Ciò che mancava nel 1848 era un potere statale abbastanza forte da imporre l’unità con la forza, non solo con l’entusiasmo popolare. Quel ruolo toccò, in entrambi i casi, non al movimento nazionale più radicale ma allo stato meno rivoluzionario e più efficiente sul piano militare e amministrativo: il Regno di Sardegna dei Savoia, che dal 1849 aveva Camillo Benso conte di Cavour come primo ministro, e il Regno di Prussia, dove Guglielmo I nominò Bismarck cancelliere nel 1862 proprio per superare un conflitto costituzionale sul bilancio militare. In entrambi i paesi l’unità nazionale finì per essere opera di monarchie conservatrici, non di repubbliche democratiche: un esito che i patrioti radicali — i mazziniani, i democratici tedeschi del 1848 — subirono più che scelsero.

Svolgimento

Il processo italiano si mosse per tappe concentriche. Cavour ottenne nel 1858, con gli accordi segreti di Plombières, l’alleanza di Napoleone III di Francia in cambio della cessione futura di Nizza e Savoia; la guerra contro l’Austria del 1859 portò all’annessione della Lombardia. Nel 1860 plebisciti annessero al Piemonte i ducati centrali e la Romagna pontificia, mentre Giuseppe Garibaldi, con circa mille volontari sbarcati a Marsala l’11 maggio 1860, rovesciò il Regno delle Due Sicilie in pochi mesi, consegnandolo poi a Vittorio Emanuele II nell’incontro di Teano del 26 ottobre. Il 17 marzo 1861 il primo parlamento nazionale, riunito a Torino, proclamò il Regno d’Italia. Mancavano ancora il Veneto, ceduto dall’Austria nel 1866 dopo la terza guerra d’indipendenza (combattuta a fianco della Prussia), e Roma, occupata dalle truppe italiane il 20 settembre 1870 non appena la Francia, impegnata contro la Prussia, ritirò il presidio che proteggeva lo Stato pontificio: la città divenne capitale nel 1871.

Il processo tedesco fu più concentrato e più esplicitamente calcolato da un solo uomo. Bismarck, nominato cancelliere di Prussia nel settembre 1862, usò la celebre formula del “sangue e ferro” per riassumere il proprio metodo. Nel 1864 Prussia e Austria mossero insieme guerra alla Danimarca per il possesso dei ducati di Schleswig e Holstein; la loro amministrazione congiunta divenne poi il pretesto della guerra austro-prussiana del 1866, vinta dalla Prussia in poche settimane con la decisiva battaglia di Sadowa (Königgrätz) del 3 luglio, che escluse definitivamente l’Austria dagli affari tedeschi e permise a Bismarck di fondare la Confederazione della Germania del Nord attorno alla Prussia. Restavano fuori gli stati tedeschi del sud, cattolici e diffidenti verso Berlino: Bismarck li portò in guerra insieme alla Prussia manovrando la Francia di Napoleone III verso un conflitto — la disputa sulla candidatura Hohenzollern al trono di Spagna, aggravata dal celebre “dispaccio di Ems” pubblicato in forma volutamente provocatoria nel luglio 1870. La guerra franco-prussiana (1870-71) si risolse in mesi con la disfatta francese a Sedan il 2 settembre 1870 e la cattura dello stesso Napoleone III. Mentre Parigi era ancora assediata, il 18 gennaio 1871 i principi tedeschi proclamarono Guglielmo I di Prussia imperatore nella Galleria degli Specchi della reggia di Versailles: un luogo scelto apposta per umiliare la Francia sconfitta.

Conseguenze

Nell’immediato, entrambi gli stati dovettero affrontare il problema di trasformare un’unione dinastica e militare in un’identità condivisa. In Italia, il divario tra Nord e Mezzogiorno, il tasso di analfabetismo (oltre il settanta per cento nel 1861) e le rivolte represse duramente nel Sud negli anni Sessanta (il fenomeno noto come “brigantaggio”) mostrarono quanto la nuova nazione fosse, nella celebre frase attribuita a Massimo d’Azeglio, ancora da “fare” dopo aver fatto l’Italia. Il potere temporale del papa, abolito con la presa di Roma, aprì la “questione romana”: Pio IX si dichiarò prigioniero in Vaticano e i pontefici rifiutarono ogni riconoscimento dello stato italiano fino ai Patti Lateranensi del 1929.

In Germania l’effetto fu opposto e più immediato: il nuovo impero ereditò l’apparato amministrativo, l’esercito e persino il codice giuridico prussiani, e li estese all’insieme dei venticinque stati federati. Nel giro di pochi decenni la Germania unificata superò la Gran Bretagna nella produzione di acciaio e divenne la principale potenza industriale del continente. Sul piano diplomatico, l’annessione tedesca dell’Alsazia-Lorena, imposta alla Francia sconfitta nel trattato di Francoforte del 1871, lasciò un risentimento francese che Bismarck stesso considerò un rischio permanente per la pace europea, e che gli storici indicano tra le cause profonde della rete di alleanze che precipitò nella prima guerra mondiale del 1914.

Sul lungo periodo, le due nuove nazioni ridefinirono l’equilibrio continentale fissato a Vienna nel 1815, sostituendo il principio dinastico-legittimista con quello di nazionalità come base della sovranità statale, e introducendo nel cuore d’Europa una potenza — la Germania — che nessuna coalizione di potenze medie poteva più bilanciare da sola. È un esito che gran parte della storiografia successiva legge come una delle premesse strutturali della crisi europea dei decenni seguenti.

Nel frattempo altrove

Come lo sappiamo

La ricostruzione del biennio 1859-61 e del triennio 1866-71 si basa su una documentazione relativamente abbondante e in parte pubblica fin da subito: i resoconti parlamentari di Torino e poi di Firenze e Roma, la corrispondenza diplomatica tra le cancellerie europee (in larga parte pubblicata già nell’Ottocento nei rispettivi “libri colorati” diplomatici), le memorie di protagonisti come Cavour, Bismarck e lo stesso Guglielmo I, e una stampa periodica già matura che seguì gli eventi in tempo pressoché reale. Il dispaccio di Ems, in particolare, esiste in due versioni — quella originale inviata da Guglielmo I e quella “abbreviata” diffusa da Bismarck ai giornali — ed è proprio il confronto fra le due, entrambe conservate, a mostrare con chiarezza la manipolazione: un caso raro in cui la fonte del falso e l’originale sopravvivono entrambi.

Restano dibattuti diversi punti. Il peso relativo di Cavour rispetto a Garibaldi e ai democratici nell’unificazione italiana è discusso da oltre un secolo: la storiografia più recente (Riall, Duggan) tende a ridimensionare la lettura ottocentesca di un disegno cavouriano lineare, mostrando quanto l’annessione del Sud sia stata in parte un’improvvisazione gestita a posteriori da Torino più che un piano previsto fin dall’inizio. Sul lato tedesco, resta aperta la domanda su quanto le tre guerre di Bismarck fossero premeditate fin dal 1862 o piuttosto occasioni colte via via da un politico opportunista: Steinberg e Clark offrono in proposito letture non del tutto coincidenti. Incerta, infine, è anche la reale entità del consenso popolare ai plebisciti italiani del 1860, tenuti spesso senza voto segreto e sotto pressione delle autorità locali, il che ne rende difficile una lettura come misura affidabile dell’opinione pubblica dell’epoca.

Approfondimenti

  • Christopher Duggan, The Force of Destiny: A History of Italy Since 1796 (2007) — la sintesi più ampia e leggibile sull’intero arco risorgimentale e post-unitario.
  • Lucy Riall, Risorgimento: The History of Italy from Napoleon to Nation-State (2009) — rilettura tematica e storiografica del processo di unificazione, utile a capire quanto sia stato meno lineare del racconto tradizionale.
  • Denis Mack Smith, Modern Italy: A Political History (1997) — la storia politica di riferimento a partire dalla proclamazione del regno nel 1861.
  • Christopher Clark, Iron Kingdom: The Rise and Downfall of Prussia, 1600-1947 (2006) — colloca l’unificazione tedesca nella lunga storia dello stato prussiano che la rese possibile.
  • Jonathan Steinberg, Bismarck: A Life (2011) — la biografia più recente e documentata dell’artefice dell’unità tedesca.

Riferimenti

  • Christopher Duggan, The Force of Destiny: A History of Italy Since 1796, 2007, Allen Lane
  • Lucy Riall, Risorgimento: The History of Italy from Napoleon to Nation-State, 2009, Palgrave Macmillan
  • Denis Mack Smith, Modern Italy: A Political History, 1997, Yale University Press
  • Christopher Clark, Iron Kingdom: The Rise and Downfall of Prussia, 1600-1947, 2006, Allen Lane
  • Jonathan Steinberg, Bismarck: A Life, 2011, Oxford University Press

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